Fatti
Valorizzare l’agricoltura locale ma guardare anche all’agricoltura sulla scena internazionale. Stesso comparto – quello agricolo – osservato da due punti di vista diversi, non incompatibili ma, anzi, indispensabili l’uno all’altro. Può essere questo il senso di due notizie che negli ultimi giorni si sono avvicendate nelle cronache agricole ed economiche nazionali.
Agricoltura locale e territorio, dunque. E’ l’indicazione che arriva da un accordo sottoscritto qualche giorno fa da Coldiretti e da Anci. Obiettivo dell’intesa, non tanto e non solo la valorizzazione delle produzioni nazionali, la tutela dei territori e la promozione di modelli alimentari sani e sostenibili. L’accordo tra i coltivatori e l’associazione dei comuni italiani riconosce, infatti, all’agricoltura un ruolo multifunzionale nella tutela del paesaggio, della salute dei cittadini e della coesione sociale, attribuendo ai Comuni un ruolo chiave come presidio di comunità. Il punto chiave è questo: far collaborare di più e meglio le amministrazioni comunali con gli agricoltori che nei territori comunali vivono e lavorano. Perché – circostanza solo in apparenza banale – l’agricoltura ha la sua base produttiva ben radicata nei territori di cui vive le diversità ma anche le difficoltà. Due, di fatto, le parole d’ordine che reggono l’intesa: valorizzazione e semplificazione. E poi, a ben vedere, anche collaborazione. Per questo – al di là degli aspetti d’immagine e bucolici dell’agricoltura – ciò che conta di più dell’accordo tra Coldiretti e Anci è la volontà di lavorare insieme per risolvere questioni anche spinose per le imprese agricole. Come, per esempio, la normativa in materia di tassa sui rifiuti (Tari), in considerazione delle peculiarità dell’attività delle imprese agricole e dei rifiuti da esse prodotti. Ma conta molto anche il tema della ristorazione collettiva, con l’impegno ad aumentare nelle mense pubbliche e scolastiche l’utilizzo di prodotti made locali, stagionali, biologici e da filiere corte. Un argomento direttamente collegato a quello dell’educazione alimentare e della valorizzazione in termini generali dell’attività agricola locale. Che non significa agricoltura “povera” o marginale, ma un’agricoltura che è la base del successo di tutta la filiera agroalimentare nazionale che continua a raggiungere e superare traguardi di grande successo economico.
A testimoniare quest’ultimo aspetto sono le rilevazioni dell’Ismea che tra i suoi compiti anche quello di monitorare costantemente l’andamento dei mercati agroalimentari nazionali e internazionali. Stando all’ultima nota diffusa dall’Istituto, nei primi undici mesi del 2025 le vendite estere di prodotti agroalimentari hanno sfiorato i 67 miliardi di euro (+5%), con segnali positivi anche sul fronte del valore aggiunto agricolo (+0,6% nel terzo trimestre 2025 rispetto al terzo trimestre 2024) e della produzione dell’industria alimentare (+4,5% nei primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024). Nel complesso, dice ancora l’Ismea, l’andamento dei flussi lascia prevedere una chiusura d’anno che possa assestarsi intorno ai 73 miliardi di euro, segnando un nuovo record. E bene vanno anche l’occupazione e il mercato interno.
Agricoltura dunque che vale a livello locale ma anche conta sempre di più anche in Italia e nel mondo. Settore, tuttavia, che va difeso e valorizzato, fatto crescere ancora di più e, soprattutto, reso più forte nei confronti sia delle difficoltà locali (che comunque esistono), sia dei problemi internazionali (che continuano ad avere forti riflessi anche a livello locale).