Fatti
Per il referendum costituzionale in materia di giustizia seggi aperti dalle 7 alle 23 di domenica 22 marzo e dalle 7 alle 15 del giorno successivo. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura. Il testo del quesito è il seguente:
“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”.
Si tratta del referendum previsto dall’articolo 138 della Costituzione nel caso in cui la legge di revisione non ottenga in Parlamento la maggioranza dei due terzi. A richiederlo possono essere un quinto dei membri di una delle Camere, cinque consigli regionali o 500mila elettori. In questa circostanza la richiesta è stata presentata sia da parlamentari (della maggioranza governativa e delle opposizioni) che da elettori.
Non è previsto alcun quorum per la validità della consultazione,
ma questo rende ancora più decisiva la partecipazione perché il risultato concreto sarà determinato direttamente dalla prevalenza dei Sì o dei No nel calcolo dei voti validi. Non c’è quindi la possibilità di puntare a neutralizzare il voto attraverso l’astensionismo.
È la quinta volta che gli elettori sono chiamati a confermare o respingere una modifica costituzionale approvata dal Parlamento. Nel 2001 la riforma del titolo V (quello che riguarda Regioni, Province e Comuni) superò la prova ma con un’affluenza molto bassa (34,05%). Nel 2006 l’ampia riforma istituzionale voluta dal governo Berlusconi fu invece bocciata e la partecipazione oltrepassò il 50% (52,46%). Stessa sorte, nel 2016, per la riforma cosiddetta Renzi-Boschi, con un’affluenza record del 65,48%. Nel 2020 la riduzione del numero dei parlamentari venne confermata dagli elettori con una partecipazione di poco superiore alla maggioranza assoluta (51,12%).
Il tema della partecipazione, peraltro, fa registrare in questa tornata due notizie di segno opposto. Una circolare del Viminale, infatti, ha chiarito che la Carta europea della disabilità potrà essere utilizzata come documento valido per accedere al voto assistito nei seggi elettorali. Passo indietro, invece, rispetto ai fuori sede per motivi di studio, lavoro o cura: non potranno votare nel luogo in cui risiedono a differenza di quanto accaduto in occasione dei referendum abrogativi dello scorso anno.
Per superare questo limite c’è stato un boom delle richieste per diventare rappresentanti di lista e votare quindi nei seggi in cui si è stati assegnati.