Mosaico
Api e insetti impollinatori in Europa non stanno benissimo. Lo dice l’European Red List of Bees, la Lista rossa europea delle api, un’analisi dello stato di conservazione di quasi duemila specie di api in Europa, realizzata dall’Unione internazionale per la conservazione della natura: oltre il 9 per cento delle api europee è a rischio estinzione e un ulteriore 5 per cento delle specie è considerato quasi a rischio. Questa situazione è causata principalmente da perdita di habitat, agricoltura intensiva, urbanizzazione e cambiamenti climatici. Per fortuna ci sono gli apicoltori che allevano e curano i preziosi insetti.
Dal 1950 esiste l’A.P.A. Pad, Associazione patavina apicoltori in Padova; nata quando fu istituito il Consorzio apistico provinciale di Padova, nel 1980 diventò l’Associazione produttori apistici della provincia di Padova. A fine 2009 ha cambiato statuto e denominazione diventando Associazione patavina apicoltori in Padova, perdendo la connotazione di associazione di produttori per assumere un nuovo impegno sociale e culturale rivolto alla valorizzazione del miele e di tutti i prodotti dell’alveare. La sede è presso l’Istituto San Benedetto da Norcia, dove trovano spazio la segreteria e il magazzino per i soci. Dei prodotti dell’alveare se ne occupano completamente gli associati che si appoggiano all’A.P.A. Pad per la consulenza dei tecnici apistici, le pratiche amministrative e burocratiche, la formazione e la distribuzione del materiale necessario per seguire le api e produrre sia a livello hobbistico sia a livello professionale.
«Oggi l’associazione conta 700 soci, quasi tutti hobbisti, e una ventina di produttori. Solo pochi vivono esclusivamente di api» racconta Silvano Zanforlin, presidente dell’associazione e apicoltore che vanta una lunga tradizione familiare con un nonno che già nella seconda metà dell’Ottocento allevava api, e una importante collezione di volumi di apicoltura, il più vecchio del 1870. «Sono anche referente di un gruppo che, in convenzione coi vigili del fuoco, recupera gli sciami nella provincia di Padova e non solo – spiega Zanforlin – L’anno scorso abbiamo risposto a più di 230 chiamate e quest’anno già a una decina. Tutti questi sciami selvatici ci dicono che le api cercano di salvarsi e direi che grazie agli apicoltori le api ci sono. La difficoltà è data dai parassiti, ma soprattutto dai trattamenti per disinfestare non solo la campagna e i parchi ma anche i giardini privati. Su tutto però spicca la disinfestazione delle zanzare che ammazza tutti gli insetti».
I soci dell’A.P.A. Pad gestiscono circa diecimila alveari registrati, perché esiste una banca, e molti apiari sono nel Parco regionale dei Colli Euganei, ente con il quale l’associazione collabora. Alcuni soci sono presenti nei parchi del Comune di Padova: sono 5/6 apicoltori che hanno le arnie in modo da allargare l’attività e far capire alle persone che non bisogna aver paura delle api.
Tra le attività più importanti dell’associazione ci sono i corsi di formazione e la cura dei neo apicoltori che sono seguiti da tecnici. Si occupa inoltre di chiedere i finanziamenti previsti per il settore e quindi di erogarli ai soci che ne fanno richiesta. L’attività di consulenza prevede il supporto per la diagnosi, controllo e cura delle malattie degli alveari, del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Padova.