Mosaico
Alzi la mano chi non ha mai visto sui social le monumentali opere realizzate con pezzi di legno situate sulle montagne tra Veneto e Trentino. O chi, magari, ha avuto il piacere di vederle da vicino passando per paesi come Lavarone o Fiera di Primiero. Draghi, leoni, aquile, sono le inconfondibili creazioni dello scultore altopianese Marco Martalar, che dopo la tempesta di Vaia del 2018 ha donato nuova vita al legno degli alberi divelti. Tra qualche tempo la sua arte e la sua filosofia saranno raccontate al grande pubblico grazie a un nuovo docufilm dal titolo Vania nata nella tempesta della regista Zarina Ospanova.
Vedendo il primo teaser trailer, un breve video promozionale di 20-30 secondi per film o serie tv – con immagini suggestive sia della natura montana che dell’artista al lavoro – viene spontaneo chiedersi: quando uscirà? Ma proprio in questa domanda cogliamo tutta la complessità del progetto, assieme all’ambizione di Zarina: «Ho concluso il corso di regia in Accademia delle Belle arti di Venezia e sto frequentando un master in “Fine arts in filmmaking” all’Università Ca’ Foscari. L’idea di realizzare un docufilm su Marco Martalar è nata pensando al video che dovevo portare per l’esame finale del corso, una sorta di tesi. In quell’occasione ho iniziato a scrivere il soggetto e raccogliere il materiale per realizzare il teaser trailer. Sto continuando la mia ricerca e sto effettuando ulteriori riprese per poter rendere il teaser più completo. Pertanto, al momento, è un progetto indipendente che, spero, possa suscitare interesse e trovare sostenitori», auspica la regista. Malgrado i tempi di lavorazione e di uscita non siano certi, dalla voce della regista traspare tutto l’entusiasmo per il progetto e la determinazione a portarlo a termine.
Altra curiosità che abbiamo chiesto a Zarina Ospanova è l’approccio con l’artista veneto. «Ho conosciuto Marco molto semplicemente: bussando alla porta del suo atelier. Gli ho manifestato il mio interesse per raccontare le sue opere, e la sua idea di arte come rinascita. Lui, molto gentilmente, si è reso disponibile a farsi filmare e ad accompagnarmi nel suo percorso artistico. Sono andata varie volte da lui, riprendendolo al lavoro e, al contempo, immortalando immagini dell’ambiente, della natura. Mi piace ricordare la prima opera di Marco che ho visto, la Lupa di Lagorai. È stata proprio quella a farmi innamorare della sua arte, vedendola di notte con il cielo stellato, è stato qualcosa di magico», racconta Ospanova, senza nascondere le difficoltà alle quali sta andando incontro per portare avanti il suo sogno. Serviranno infatti molte altre riprese, il montaggio, la post produzione ecc. Tutte fasi che costano e che richiederebbero una casa di produzione alle spalle.
Nonostante la strada in salita, l’entusiasmo della regista non si fa scalfire e, anzi, è indirizzato al lato artistico del docufilm: «Inizialmente il film non doveva essere solo sulle opere di Martalar, però essendo lui una figura così interessante, sarà il protagonista insieme a Vania, una bambina simbolica che rappresenta la parte poetica del racconto, la natura, la rinascita. Ed è proprio questo quello che emerge anche dai racconti di Marco. Per il genere umano la tempesta è stata una catastrofe. Ma non per la natura o per gli animali, perché è un evento che accade. Noi siamo ormai scollegati dalla natura, l’essere umano la manipola, per esempio piantando boschi con alberi tutti uguali. Questo non va bene, dopo Vaia sulle montagne torneranno a crescere più tipi di piante, ricreando un bosco naturale. Ci vorrà molto tempo, ma finalmente la natura tornerà ad occupare i suoi spazi. Questa è la lezione che ci insegnano la natura e Marco. E questo è quello che cercherò di raccontare nel docufilm», conclude la regista.
Come si trovano le risorse per un film? È una domanda che si fanno molti aspiranti registi. Non c’è una sola risposta. Ospanova intende sostenere il lavoro trovando una casa di produzione che possa partecipare al bando regionale, magari assieme a un crowdfunding. Ma c’è anche un piano B: realizzare, intanto, un cortometraggio che poi possa evolvere nel docufilm immaginato.