Autore: admindifesa

Fondi europei. L’Italia non li usa tutti

Verso le elezioni europee di fine maggio continua il percorso della Difesa e della Voce dei Berici tra obiettivi e investimenti della legislatura che si conclude. I fondi strutturali sono lo strumento principale della politica degli investimenti per lo sviluppo di tutta l’Unione Europea.

A scuola in ospedale. “Aiutiamo i bambini a uscire dall’ospedale, con la mente, la fantasia, lo studio”

Da 45 anni a Padova, nella Clinica pediatrica dell’Azienda ospedaliera di Padova, dove i bambini sono ricoverati per lungo tempo per vari motivi, esiste la scuola in ospedale. L'insegnante indossa un camice, ha la mascherina davanti alla bocca, ma dolcezza, pazienza, passione per il proprio lavoro trapelano ugualmente. Elisabetta Ceretti è in ospedale da 22 anni, insegna alla scuola primaria ed è anche responsabile di plesso. La sua classe ha bambini dalla prima alla quinta, il numero varia, a seconda della terapia, delle condizioni fisiche, della guarigione e purtroppo alle volte il posto resta vuoto perché la malattia è stata più aggressiva e il bambino non ce l'ha fatta a vincerla. Queste insegnanti entrano a far parte delle famiglie che in ospedale vivono 24 ore su 24. Condividono gioie e dolori, aiutano i bambini ad uscire dall’ospedale, con la mente, la fantasia, lo studio e per i genitori sono una valvola di sfogo perché mentre i figli sono a scuola possono prendersi due ore di respiro. 

Una scuola nell’ospedale. Porta normalità, previsione di futuro. «La scuola aiuta a immaginare un dopo…»

Quattro insegnanti alla primaria, 8 docenti alla secondaria di primo grado e 4 figure fisse per la scuola superiore di secondo grado: questo il corpo docenti della scuola in ospedale. Una realtà che a Padova esiste da ben 45 anni. Nefrologia, terapia d’urgenza e chirurgia pediatrica, oncoematologia e trapianti, day hospital oncologico, secondo e terzo piano di pediatria (neuropsichiatria, metabolici, cardiopatici e patologie varie): i reparti che accolgono i bambini della scuola in ospedale. Oggi la scuola è un tutt'uno con la terapia cui sono sottoposti i bambini, un tempo invece il lavoro degli insegnanti era molto difficile, perché si scontrava con la resistenza da parte del personale sanitario infastidito dal dover "inseguire" i bambini per le classi invece di trovarli subito a "disposizione" nei propri lettini.

Christus vivit: come consegnare il Vangelo ai giovani del nostro tempo. La riflessione di don Michele Falabretti

Più che commentare il Papa, operazione che ritengo presuntuosa, mi pare importante dedicarsi alla lettura del testo. Con il cuore libero: dalle paure rispetto a questo tempo, perché anche oggi il Signore parla (lo disse Isaia al popolo in un contesto non facile – Is 55, 6); libero dalle incertezze rispetto ai giovani, perché anche in essi c’è il sigillo della creazione e anche nel loro cuore c’è il soffio dello Spirito; libero dai pregiudizi che nascondono le fragilità attorno alle quali ci illudiamo di costruire fortezze inattaccabili

Anffas Padova. Con “Io cittadino” i ragazzi si autorappresentano

Una persona autorappresentante prima di tutto dice quello che pensa, ha fiducia in se stesso, ama comunicare con gli altri, sa farsi ascoltare e sa ascoltare gli altri, ha voglia di partecipare vuole cambiare le cose, sa che la sua opinione conta, è responsabile ed è una risorsa. Ma come si fa a insegnare tutto questo ai ragazzi con disabilità intellettiva o relazionale? L’Anffas ci prova con il progetto “Io cittadino!” presentato a Padova lo scorso 28 marzo in occasione  dell’Open Day organizzato per la giornata nazionale della disabilità intellettiva e relazionale.