Le sanzioni decise, e quelle da decidere, avranno effetti negativi non solo sull’economia della Russia ma su quelle di tutti i paesi che con la Russia intrattengono rapporti economici.
“Per noi quanto sta accadendo è una cosa assurda. Non vediamo i motivi che giustifichino o spieghino tutto questo. Perché andare contro un paese che cerca solo di essere libero e democratico? Noi vogliamo stare con l’Europa e condividere i suoi valori”. Don Mikajlo Chaban, salesiano padre provinciale della Visitatoria Bizantina dei Salesiani, racconta a poche ore dall’inizio dell’attacco e dice: “Forse la Russia ha paura di tutto questo. Perché i russi potrebbero vedere come si vive da noi, la libertà che c’è, le possibilità che ci sono. E tutto questo potrebbe generare problemi a chi governa in Russia”
I prodotti di altissima qualità hanno la funzione di trainare il resto del settore, a patto che siano ben gestiti, promossi adeguatamente in tutto il mondo e non limitati sempre a mercati di nicchia.
“Abbiamo deciso di fare un viaggio in Ucraina per andare al di là delle cronache diplomatiche e militari e arrivare a capire le ricadute sulla gente comune del braccio di ferro che è in corso tra le grandi potenze”, spiega Antonio Labanca delle Missioni Don Bosco che, con la fotoreporter Ester Negro, ha trascorso cinque giorni tra Kiev e Leopoli visitando le diverse opere salesiane nel paese, parlando con i giovani e la gente comune oltre che con le autorità. Sono tornati portandosi dietro l’idea di un Paese che sa di essere una pedina in un gioco più grande, ma che non vuole rinunciare a rivendicare la sua indipendenza. E nel quale riecheggiano ricordi storici mai dimenticati, anche se nascosti
Mons. Vitalii Kryvytskyi, 49 anni salesiano vescovo di Kiev-Zhytomyr da circa 4 anni, parla al telefono con tono pacato e calmo e le parole che dice sono nette e chiare: “In caso di invasione dei russi, la Chiesa non abbandonerà nessuno e continuerà a lavorare per la pace”
Regole chiare e moderne, indicazioni da rispettare per quanto riguarda la coltivazione che deve essere svolta sulla base di quanto la tecnica migliore e la scienza indicano da tempo.
A Torino i clochard potranno usufruire del medico di base e di una assistenza sanitaria pubblica come tutti gli altri cittadini. È un passo in avanti significativo per una città che, nei mesi scorsi, era stata segnata da un travaglio importante proprio nei confronti delle persone senza fissa dimora che, ogni sera, si rifugiano sotto i lunghi portici del centro storico coperti alla bell’e meglio oppure si trovano qualche riparo d’occasione nei parchi e nelle periferie. Il cambio di passo di Torino si coglie almeno in due circostanze: l’assistenza sanitaria, appunto, e il delinearsi di una strategia diversa per offrire a chi vive per strada una sistemazione dignitosa almeno per la notte