“Mai come in questo momento, noi cristiani siamo chiamati a essere luce, a testimoniare il Regno di Dio, caratterizzato da giustizia e amore – spiega il vescovo di Petare, città satellite di Caracas -. In quest’ottica, ci stiamo raccomandando in tutti i modi che non sia dato spazio a sentimenti di vendetta, ad azioni violente. Abbiamo anticipato l’orario delle messe domenicali, che sono solo di mattina, anche per evitare che possano sovrapporsi ad altre situazioni”
Dopo le elezioni, a Caracas e nelle maggiori città del Paese, lo scenario resta di grande tensione. Alla “partita dei numeri”, di affianca “la partita della piazza”. Le manifestazioni proseguono, e non sono mancati momenti di violenza e repressione, con un bilancio, provvisorio, di almeno 11 morti (5 a Caracas), decine di feriti e quasi ottocento arresti. Asserragliato nel palazzo di Miraflores, Maduro grida al golpe, e sbandiera il pronunciamento del Consiglio nazionale elettorale, che lo ha proclamato vincitore, con il 51,2% dei consensi. Peccato che non siano stati forniti dati relativi ai singoli Stati della Repubblica federale. Ignacio Ávalos Gutiérrez, sociologo, direttore dell’Osservatorio elettorale venezuelano, interpellato dal Sir, avverte: “I numeri certi sono proprio quelli che mancano, c’è una grande confusione”
Non si hanno ulteriori notizie, in Nicaragua, dopo l’arresto di sabato scorso, di padre Frutos Valle, responsabile della diocesi di Estelí dopo l’arresto e l’esilio di mons. Rolando Álvarez.
Nicolás Maduro, alla fine, ci è riuscito. Ha vinto elezioni chiaramente irregolari, per molti aspetti “truccate”, ma non abbastanza da essere considerate una truffa conclamata, una farsa, come era invece accaduto in occasione dei più recenti appuntamenti elettorali. Un “giochino” che all’autocrate del chavismo “serviva” per poter provare a mostrare il suo volto “dialogante” nei consessi internazionali, proprio ora che sono in qualche modo ripresi i rapporti con gli Stati Uniti
Il Presidente della Repubblica ha visitato il grande Paese sudamericano con cinque tappe a Brasilia, Porto Alegre, San Paolo, Rio de Janeiro, Salvador de Bahia. Tappa fondamentale quella nel Rio Grande do Sul, recentemente sconvolto dall'alluvione, dove il 40% della popolazione è di origine italiana. Incontri con il Sermig e la Comunità francescana. Al Sir le voci di alcuni testimoni
Si è tenuto a Bogotà, nella sede del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), un congresso per il "rinnovamento delle Chiese locali in chiave sinodale" in vista del Sinodo del prossimo ottobre. Hanno partecipato poco più di venti tra teologi, pastoralisti e canonisti (non solo del continente, ma anche europei e nordamericani), oltre alla presidenza dello stesso Celam
Il carro armato, con a bordo quello che fino a qualche giorno fa era il comandante generale dell’Esercito, Juan José Zuñiga, che assieme ad altri mezzi militare irrompe nella centralissima piazza Murillo e forza l’ingresso del palazzo Quemado, sede del Governo, a pochi passi dalla cattedrale, dove è in corso un Consiglio dei ministri. Il presidente della Repubblica, Luis Arce che affronta in prima persona il generale: “Tu rifiuti di obbedirmi?”. La piazza che si riempie di sostenitori del Mas, il Partito socialista che, a parte una breve parentesi, guida la Bolivia da quasi un ventennio, e del sindacato, mentre i militari si ritirano e il generale viene assicurato alla giustizia. Sono le sequenze del tentativo, fallito, di golpe, che hanno agitato il pomeriggio di La Paz, una delle due capitali della Bolivia.