La gente è scesa in strada “in modo spontaneo”, con una scelta “dettata dalla disperazione”. Ma sarà molto difficile uscire dalla drammatica situazione, che ha portato Cuba alla fame, senza un cambiamento che porti il popolo a essere “partecipe del suo futuro”. Vive settimane di preoccupazione e angoscia, accompagnate dal rischio che venga meno anche la speranza, mons. Dionisio Guillermo García Ibáñez, arcivescovo di Santiago de Cuba, il maggior centro del sudest dell’isola, e primate della Chiesa cubana, raggiunto dal Sir. Proprio Santiago de Cuba, territorialmente all’opposto rispetto alla capitale L’Avana, è la città da dove, domenica, si è resa visibile la protesta spontanea della popolazione, poi estesasi ad altre città
La fuga continua. I venezuelani continuano a lasciare il loro Paese. Lo hanno fatto e lo stanno facendo anche nelle prime settimane del 2024. Gli ultimi dati ufficiali forniti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), aggiornati a settembre 2023, sono eloquenti; 7,7 milioni di venezuelani hanno lasciato il Paese in seguito alla crisi economica, sociale e politica esplosa nella seconda metà dello scorso decennio; di questi, 6,6 milioni hanno trovato accoglienza in Paesi di America Latina e Caraibi, più di un milione ha fatto richiesta dello status di rifugiato, e 230mila lo hanno ottenuto
I fatidici primi cento giorni, quelli della “luna di miele” con i propri elettori, non sono ancora trascorsi (il traguardo sarà tagliato nella seconda parte di marzo). Ma poche settimane sono già bastate al presidente dell’Argentina, l’anarco-liberista radicale Javier Milei, per dividere ancora di più l’opinione pubblica sul suo conto (sia in Argentina che nel resto del mondo), e per dare vita a controversi provvedimenti, anche se non come egli stesso avrebbe voluto, contestati nel corso di frequenti scioperi. Nei quartieri popolari la gente è ridotta alla fame, tanto da indurre i “curas villeros” i sacerdoti delle periferie a supplicare il Governo di non “staccare la spina” alle “villas”, ai quartieri popolari, appunto.
Il desiderio di metà della popolazione del Nicaragua, da anni vittima dalla repressione e dalla crisi economica, è quello di emigrare negli Stati Uniti, in Spagna o in Costa Rica.
La Conferenza episcopale di Haiti (Ceh) rende noto che mons. Pierre André Dumas, vescovo di Anse-à-Veau e Miragoâne, “è stato colpito ieri pomeriggio (domenica, ndr) da un’esplosione” a Port-au-Prince, capitale del Paese.
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha riferito ieri che almeno 2.686 persone sono state sfollate tra il 7 e l’11 febbraio nella capitale Port-au-Prince, in preda alle proteste della settimana scorsa e della spirale di violenza che continuano ad avvolgere il Paese.
La lettera del Papa che invita i fedeli a unirsi per celebrare insieme questo momento, le feste nei "barrios" e i momenti di preghiera. La testimonianza del vescovo Ares: "Una ‘camminatrice della fede’"
Il regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha occupato, come uffici del Ministero dell’interno del Nicaragua, una proprietà confiscata a León alle suore della Fraternità dei poveri di Gesù Cristo.