Elezioni per molti aspetti scontate, quelle di ieri, eppure molto attese, poiché in tanti nel Continente latinoamericano guardano al piccolo El Salvador, e Bukele è diventato un “modello” da imitare per molti leader di governo, a partire da Daniel Noboa, presidente dell’Ecuador, scosso dalla violenza dei cartelli del narcotraffico
Quotidianamente piccoli aerei continuamente volano nel cielo, dopo essere decollati da centinaia di piccole piste (addirittura 440, secondo una recente inchiesta curata dalla rete indipendente “Connectas” e dal quotidiano “El Deber”), disseminate nel territorio. Un viavai alla luce del sole, che vale milioni e milioni di dollari, possibile grazie a molte connivenze politiche. Gli aerei che si alzano in volo, infatti, non sono mai vuoti, ma contengono mediamente 500 chili di cocaina, destinata a raggiungere in primo luogo altri Paesi latinoamericani e poi l’Europa, Italia compresa. Lo racconta mons. Eugenio Coter, bergamasco d’origine, vescovo del vicariato apostolico di Pando, nel nord del Paese, al confine con il Perù e con il Brasile
L’utilizzo del fenomeno migratorio per consolidare il proprio potere è uno degli aspetti meno conosciuti del regime imposto dal presidente Daniel Ortega e dalla moglie e vicepresidente, Rosario Murillo. Eppure, è quello che sta accadendo da tempo in uno scenario di crescente isolamento internazionale del Paese centroamericano. La strategia più raffinata, e ultima in ordine di tempo, consiste nell’utilizzare la migrazione per colpire gli Stati Uniti. A spiegarlo al Sir è Manuel Orozco, politologo nicaraguense in esilio, direttore del programma Migrazione, rimesse e sviluppo del Dialogo interamericano
I rapitori delle sei suore di Sainte-Anne sequestrate venerdì scorso nel centro di Port-au-Prince avrebbero chiesto il pagamento di 3 milioni di dollari come riscatto, dopo che lo stesso Papa Francesco, domenica scorsa, ha chiesto la liberazione delle suore e delle altre due persone catturate.
Perché uno dei Paesi più piccoli e, un tempo, relativamente tranquilli dell’America Latina si è trasformato in una sorta di Messico o Colombia, travolto dal terrore che viene imposto dai cartelli del narcotraffico? La domanda rimane, mentre l’emergenza dei giorni scorsi, con l’ondata di violenza scatenata dai gruppi criminali, sia nelle carceri sia nelle strade di alcune città, è lentamente rientrata, per lasciare, in ogni caso, posto alla paura e alla preoccupazione per “i prossimi attacchi”
Mons. Rolando Álvarez, vescovo di Matagalpa e amministratore apostolico di Estelí, detenuto dal 19 agosto 2022 e condannato a 26 anni di carcere poco meno di un anno fa, il 10 febbraio 2023, dal regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo, è stato liberato e subito esiliato, attraverso un volo giunto a Roma. Con lui l’altro vescovo detenuto da qualche settimana, mons. Isidoro Mora Ortega, altri 15 sacerdoti e due seminaristi. Tutti hanno concelebrato una Messa, tornando a indossare i paramenti, come mostrano le prime immagini dei due vescovi esiliati, che sono stati accolti e presi in carico dalla Santa Sede
Di fronte all’ondata di violenza che sta travolgendo l’Ecuador, il Consiglio presidenziale della Conferenza episcopale ecuadoriana (Cee) fa appello all’unità, alla pace e alla fraternità.
Eric Jacobstein, vicesegretario aggiunto dell’ufficio del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per gli Affari dell’Emisfero occidentale, che si occupa dell’America Centrale e di Cuba, ha avvertito il regime nicaraguense di Daniel Ortega che se i sacerdoti detenuti durante il periodo di Natale non saranno rilasciati, il suo Governo sarà pronto ad adottare ulteriori misure di pressione.