Bruno Desidera

Bruno Desidera

Venezuelani in fuga e il “tappo” di Panama. Mons. Torres Marín (Apartadò): “Arrivano in una condizione indicibile, donne, bambini, anziani”

Lavorano senza sosta, i Caronte di Necoclí, nel nordovest della Colombia. A tutte le ore, con barche regolari e irregolari, decine e decine di venezuelani, oltre a persone di altre nazionalità (soprattutto haitiani e cubani) si imbarcano verso l’inferno. In altro mondo non si può definire il cosiddetto “Tapón del Darién”, il sottile istmo che separa la Colombia da Panama, l’America del Sud dall’America centrale. Ma troppo forte è l’obiettivo di attraversare il serpentone del Centroamerica per raggiungere il Messico, e poi gli Stati Uniti.

Artemide Zatti, santo della quotidianità. Mons. Laxague (Viedma): “Anche oggi le persone lo sentono ‘uno di loro’”

Un santo della quotidianità, dell’incontro con le persone e soprattutto con i malati. Un santo che ha vissuto alcune situazioni che lo rendono contemporaneo alle sofferenze di oggi: emigrante, dall’Italia all’Argentina, impegnato nel mondo della salute, come infermiere e come anima del primo ospedale della Patagonia. Un santo, infine, di semplice ma robusta spiritualità. È stato tutto questo Artemide Zatti, che viene canonizzato da Papa Francesco domenica 9 ottobre, in piazza San Pietro

Lula e Bolsonaro al ballottaggio. Dom Paloschi (Cimi): “Una campagna elettorale dove ha prevalso il discredito, non il progetto politico”

Nel primo turno delle elezioni presidenziali di ieri, l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto il primo round, con il 48,2% per cento. Ma non c’è stato l’immediato ko contro il presidente uscente di ultradestra, Jair Bolsonaro, arrivato al 43,3%, decisamente di più di quello che gli attribuivano i sondaggi. In teoria, il 30 ottobre, i voti ricevuti dalla terza arrivata, Simone Tebet, dovrebbero andare a destra; quelli del quarto classificato, Ciro Gomes, a sinistra. Ma la partita è aperta.

Colombia: vescovi su Giornata non violenza, “tempo di far tacere il rumore dei fucili. Cessate-il-fuoco imperativo morale”

Ieri, 2 ottobre, Giornata della non violenza, la Chiesa colombiana ha aderito alla campagna “No Matarás” (“Non ucciderai”), promossa da numerose organizzazioni sociali. Attraverso un messaggio, mons. Juan Carlos Barreto, vescovo di Soacha, presidente della Commissione episcopale per la Pastorale sociale, ha lanciato un appello a optare per la non violenza, e a decidere di rispettare il comandamento divino di non uccidere.

Haiti: conferenza dei religiosi di fronte a ondata di violenza, “non ci stancheremo di stare accanto al popolo”. Appello alle Chiese del mondo

Di fronte agli ultimi eventi accaduti in tutto il Paese, con attacchi e saccheggi verso sacerdoti e ambienti ecclesiali e delle Caritas, la Conferenza dei religiosi haitiani (Chr), in una nota diffusa ieri, si dice “costernata” e manifesta “profonda solidarietà ai sacerdoti, religiosi e religiose del Paese che sono profondamente colpiti nella loro fisicità e integrità morale e nelle loro opere, in particolare nelle diocesi di Cayes, Gonaïves e Fort-Liberté, più precisamente a Ouanaminthe, oltre che a tutte le altre persone e istituzioni vittime di atti vandalici e saccheggi in questi giorni”.

Cammino sinodale. Mons. Castillo (vescovi del Perù): “La Chiesa non deve solo perpetuare i rituali, deve affrontare i nuovi problemi”

Mons. Carlos Castillo, arcivescovo di Lima e primate del Perù, anche nell’esercizio del suo ministero episcopale prosegue nella riflessione teologica che è ben conosciuta in Italia, da parecchio tempo e in particolare da quando è stato edito, circa vent’anni fa, un volume che presenta quella che egli chiama “Teologia della rigenerazione”.  L’intervista è frutto di una più lunga chiacchierata con mons. Castillo, in occasione di un suo recente soggiorno in Italia. Un colloquio che individua nell’attuale cammino sinodale, se lo si prende sul serio, una chance per la Chiesa e il mondo d’oggi

Cile. La Costituzione non cambia: bocciato il nuovo testo. P. Costadoat: “Il dialogo deve proseguire”

Il Cile non cambia Costituzione. Il clamoroso esito del plebiscito di ieri (previsto dai sondaggi ma non certo in questa misura) ha sancito che sarà necessario cercare nel Paese un nuovo e ben più ampio consenso per mandare “in soffitta” la Carta Costituzionale del 1980, che nel suo impianto iniziale (pur con numerose modifiche intercorse) risale ancora ai tempi del generale Augusto Pinochet