Due sacerdoti e religiosi, uno gesuita e l’altro francescano. E poi due laici, uno anziano e uno giovane. Sono i quattro martiri dell’El Salvador che vengono beatificati oggi, sabato 22 gennaio, alle 17 (ora locale), nella piazza del Divino Salvatore del mondo della capitale. Il card. Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador, presiederà la cerimonia in rappresentanza di Papa Francesco, insieme a 25 vescovi e 600 sacerdoti. Tra i concelebranti anche il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, che guida una delegazione proveniente dalla terra natale di padre Spessotto
C'è una guerra che si combatte, da tempo e con intensità variabile, al confine tra la Colombia e il Venezuela, e in particolare tra il dipartimento colombiano dell’Arauca, nella splendida e fertile pianura dei “Llanos orientales”, e lo Stato venezuelano dell’Apure. Nel conflitto si intrecciano i drammi irrisolti dei due Paesi, la guerriglia colombiana, la repressione e i traffici del regime di Maduro, la fuga dei venezuelani dal loro Paese. I protagonisti sono soprattutto i gruppi armati colombiani dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e della dissidenza del decimo fronte Farc
Può il bitcoin, la moneta virtuale più celebre al mondo, che si regge sulle transazioni online senza appoggiarsi ad alcuna banca centrale, diventare la moneta ufficiale di uno Stato? Ebbene, dall’inizio di settembre, questa eventualità è diventata realtà. Attraverso una legge fortemente voluta dall’eccentrico presidente Nayib Bukele e approvata dal Parlamento, l’El Salvador ha conquistato questo singolare primato, quello di essere, appunto, il primo Stato al mondo in cui il bitcoin è, accanto al dollaro, la moneta ufficiale del Paese
“La cosa più bella è la solidarietà che spontaneamente è arrivata dalle parrocchie, ma non nascondo che la situazione è difficile. E ci preoccupa soprattutto ‘il dopo’, quando si spegneranno le luci della cronaca”.
Un’intervista “libera”. Dice quello che pensa, sui laici e su un laicato che “non esiste più”, Paola Bignardi, pedagogista, già presidente dell’Azione cattolica italiana, coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori. E sottolinea: "I laici sono 'la Chiesa che è già uscita', ma che hanno bisogno di poter far giungere la loro voce là dove la Chiesa pensa se stessa e il proprio rapporto con la vita e con il mondo. Questo è il vero, grande, coraggioso contributo che i laici sono chiamati a dare oggi"
Il nuovo presidente cileno è Gabriel Boric, con il 55,87% dei voti. Il trentacinquenne ex leader studentesco, in questo mese, si è sforzato in ogni modo di dare di sé un’immagine rassicurante e moderata, a dispetto dell’appoggio, tra gli altri, del Partito comunista. Se i cileni avessero scelto l’altra strada, del resto, il presidente sarebbe stato ancora più “estremo”, José Antonio Kast, leader della destra radicale, contrario alla Costituente, in gioventù simpatizzante di Pinochet
La Chiesa dell’America Latina e dei Caraibi, al termine dell’Assemblea ecclesiale che si è conclusa domenica 28 novembre dopo una settimana di lavori, con la partecipazione di mille delegati, in gran parte in modalità virtuale (mentre alcuni erano presenti nella sede della Conferenza episcopale messicana, nell’hinterland di Città del Messico), ha un volto giovane. Un volto femminile. E, anche per questo, un volto più sinodale. Il messaggio finale, diffuso sabato, assomiglia piuttosto all’inizio di un cammino, di un “processo”, da compiere con il metodo avviato: ascolto e partecipazione dell’intero Popolo di Dio. Una scelta “senza ritorno”, ha detto il presidente del Consiglio episcopale latinoamericano, mons. Miguel Cabrejos