L’Articolazione dei popoli indigeni del Brasile (Apib) ha presentato ieri, nella Giornata internazionale dei popoli indigeni, che si celebra il 9 agosto, una denuncia ufficiale alla Corte penale internazionale, per genocidio, contro il governo Bolsonaro.
Sono molte le speranze che nel Paese sudamericano sta suscitando l’avvio dell’Assemblea Costituente, lo strumento scelto, dopo le proteste di piazza scoppiate alla fine del 2019, per voltare pagina in modo concorde e scrivere una nuova Carta, al posto di quella che risale ancora ai tempi del generale Augusto Pinochet. Una nuova stagione che ha un timbro decisamente “femminile”, a partire dalla composizione paritaria a livello di genere dell’Assemblea, dove prevalgono gli indipendenti dai partiti, oltre che esponenti dell’attuale opposizione di sinistra. E un’attenzione particolare alla tutela del creato e delle minoranze etniche. Insomma, un Cile contemporaneamente “rosa”, “verde” e “multicolore”
Un anno è trascorso da quel 15 luglio 2020. E sono davvero pochi, dovuti essenzialmente alla caparbietà di fonti indipendenti, di coraggiosi giornalisti e attivisti, di qualche politico d’opposizione, i passi in avanti sulla morte (probabilmente sull’uccisione) di Mario Paciolla, il cooperante di 33 anni, originario di Napoli, che lavorava per le Nazioni unite, nell’ambito del Programma per lo sviluppo, per l’implementazione del processo di pace in una delle aree storicamente più calde del Paese, San Vicente del Caguán, nel dipartimento sud-orientale del Caquetá. Un anno dopo, dunque, pur senza certezze, molti elementi fanno sempre più pensare che la sua morte sia stata voluta, come tante in questo Paese insanguinato, dai “signori della guerra”. Per la prima volta la Conferenza episcopale colombiana, attraverso il direttore del segretariato di Pastorale sociale e Caritas, mons. Héctor Henao, contattato dal Sir, prende posizione sulla vicenda, pur senza entrare sui temi delle inchieste in atto.
Nel violentissimo Messico anche i sacerdoti e hanno pagato e pagano un prezzo altissimo, con una trentina di morti a partire dal 2012, secondo l’accurata ricostruzione del Centro católico multimedial. L’uccisione, poi, è la punta d’iceberg di un contesto di attacchi, minacce, intimidazioni, assalti e profanazioni alle chiese. I diversi modi in cui questi e altri sacerdoti hanno perso la vita rivelano anche la complessità del problema
Si insedia domani, 4 luglio, l’Assemblea Costituente cilena, che avrà il compito di redigere la nuova Carta, che supererà quella risalente ai tempi del generale Pinochet.
Può sembrare che “cambi poco”. Invece, per molti aspetti, “cambia tutto”. In America Latina e soprattutto in Brasile, l’importante motu proprio di papa Francesco “Antiquum Ministerium”, che istituisce il ministero del catechista, è stato accolto con questo duplice sentimento. Da un lato, infatti, se c’è una Chiesa nella quale i catechisti hanno un ruolo consolidato e sono “autorità riconosciute”, questa è quella brasiliana
Ventiquattr’ore sull’ottovolante. Alla fine, è il sombrero di Pedro Castillo a presentarsi in vantaggio all’ultima curva di uno scrutinio tanto clamoroso quanto la campagna elettorale che lo ha preceduto. Il confronto per le presidenziali del Perù, tra l’estrema sinistra del maestro del Cajamarca Pedro Castillo, auto-definitosi “marxista ma non comunista” e l’estrema destra di Keiko Fujimori, la figlia del dittatore Alberto, al suo terzo ballottaggio consecutivo, si risolve per una manciata di voti, e ancora non è detta l’ultima parola