Nonostante nel 2012 il Governo brasiliano lo abbia proclamato “patrono dell’educazione”, e le sue opere continuino a essere tradotte e lette in tutto il mondo (“Pedagogia degli oppressi” risulta essere, secondo un’indagine del 2016, il terzo libro più citato al mondo in studi riguardanti le scienze sociali), neppure una riga è uscita dal ministero dell’Educazione di Brasilia per celebrare, lo scorso 19 settembre, il centenario della nascita di Paulo Freire. Figura iconica, emblema dell’alfabetizzazione ed educazione che diviene presa di coscienza politica, Freire - nato a Recife nel 1921, e morto nel 1997 a San Paolo del Brasile, è del resto quanto di più lontano di possa immaginare dall’orientamento di Jair Bolsonaro. Quest’ultimo, del resto, più volte ha espresso tesi nostalgiche rispetto alla dittatura militare, la stessa che negli anni sessanta mise in carcere Freire e lo costrinse all’esilio, prima in Bolivia e poi in Cile
“Tutti noi siamo discepoli missionari in uscita” è il titolo dell’assemblea ecclesiale dell’America Latina e Caraibi, che si svolgerà dal 21 al 28 novembre a Città del Messico, con una presenza ridotta in loco e con ulteriori collegamenti virtuali da tutto il continente. Un appuntamento per certi aspetti “storico”, caratterizzato da capillarità di consultazione e partecipazione diffusa di tutto il Popolo di Dio. Lo si può definire il primo grande evento ecclesiale dell’era Covid, conseguenza di un metodo di lavoro già vissuto per il Sinodo dell’Amazzonia, oltre che un “anticipo” del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità
Si parla poco del Paese dell'America latina, che nella prima metà dell’anno è stato letteralmente travolto dagli effetti della cosiddetta “variante brasiliana” del Coronavirus. Il bilancio attuale è di oltre 16mila vittime, con il quinto rapporto tra morti e abitanti del Subcontinente, ma con una media non molto lontana da Brasile, Argentina e Colombia. Solo negli ultimi due mesi, poi, la campagna vaccinale è decollata. Fondamentale, in un Paese di scarsa presenza e tenuta istituzionale, il ruolo della Chiesa. Di questo il Sir ha parlato con il presidente della Conferenza episcopale paraguagia
Prima le rivolte sociali dell’autunno 2019, peraltro puntualmente riprese in vari Paesi con la fine del lockdown. Poi l’arrivo della pandemia, che ha letteralmente messo in ginocchio le economie e le società latinoamericane, gettando nella povertà decine di milioni di persone che si guadagnano da vivere in strada, in modo informale. È dentro a questo mix che si sta svolgendo in America Latina un delicatissimo biennio elettorale, con elezioni presidenziali in buona parte del Continente. Ha iniziato la Bolivia, poco meno di un anno fa. Il biennio si concluderà in Brasile, alla fine del 2022
Fare i “gendarmi” al posto degli illustri vicini statunitensi. O meglio, “fare il lavoro sporco”, in cambio di aiuti, al posto dei cugini “gringos”. Sembra essere questa, ormai, la nuova vocazione del Governo messicano, nella gestione dell’emergenza migranti. Una tendenza avviata durante l’Amministrazione Trump e consolidata in questi primi mesi di Amministrazione Biden. A costo di “scoppiare”. E di calpestare i diritti umani. In special modo di coloro che hanno già ricevuto lo status di rifugiati
“Tutti noi siamo discepoli missionari in uscita” è il titolo dell’assemblea ecclesiale dell’America Latina e Caraibi, che si svolgerà dal 21 al 28 novembre a Città del Messico, con una presenza ridotta in loco e con ulteriori collegamenti virtuali da tutto il continente. Un appuntamento per certi aspetti “storico”, caratterizzato da capillarità di consultazione e partecipazione diffusa di tutto il Popolo di Dio. Lo si può definire il primo grande evento ecclesiale dell’era Covid, conseguenza di un metodo di lavoro già vissuto per il Sinodo dell’Amazzonia, oltre che un “anticipo” del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità. Anche se dall’ultima Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano, quella di Aparecida, sono già trascorsi 14 anni, non si tratterà di una nuova Conferenza generale, ma di un’Assemblea ecclesiale (con vescovi, sacerdoti, religiosi, laici) che ha l’obiettivo proprio di riprendere e riattualizzare il mandato di Aparecida
A tre settimane dal terremoto del 14 agosto ad Haiti, padre Jean Herve François, direttore nazionale della Caritas, attraverso il sito del Celam, ha fatto il punto sulla situazione dell’isola, colpita anche dalla tempesta tropicale Grace. “A oggi si sono registrati 2.237 morti e 12.838 feriti, mentre sono state distrutte 63.645 case, distrutte 142 chiese e 56 scuole cattoliche”, il bilancio delineato dalla Caritas.
C’è chi pensa alla terza dose. E chi ancora non ha ricevuto la prima, nonostante sia medico, anziano o categoria fragile. Difficile pensare di affrontare una pandemia, diffusa per definizione in tutto il mondo, in un modo tanto diverso tra un Paese e l’altro. Eppure è proprio quello che sta accadendo, a partire dalla zona più diseguale del pianeta, l’America Latina. Grande è la confusione che caratterizza la campagna vaccinale nel Continente
Noto come il Paese della finanza, del commercio e dei servizi, pur con molte contraddizioni, grazie soprattutto al celebre Canale che unisce Atlantico e Pacifico, l’economia di Panama sta cambiando pelle e il Paese centroamericano sta diventando, come tanti altri Stati in America Latina, dipendente dalle risorse minerarie. Una politica caldeggiata dall’attuale Governo, dato che il Covid-19 ha assestato un duro colpo all’economia panamense e ai suoi commerci. Una pericolosa e anti-storica scorciatoia, secondo i critici, che rischia di portare con sé costi ambientali e sociali insostenibili