La Chiesa messicana affronta l’emergenza migranti al confine con gli Stati Uniti, tra espulsioni e militarizzazione. Mons. Lira denuncia un “dialogo asimmetrico” con Washington e rilancia l’impegno per accoglienza, diritti e integrazione. Aumentano famiglie in fuga, strutture al limite
Mons. José Domingo Ulloa, arcivescovo di Panama, ribadisce la sovranità del Paese sul Canale di Panama, simbolo dell’identità nazionale, dopo le dichiarazioni di Donald Trump che ne ha rivendicato la gestione per gli Stati Uniti. “Abbiamo dimostrato la nostra capacità di gestire e mantenere il Canale aperto al mondo”, afferma Ulloa, invitando alla costruzione di ponti di pace e giustizia. L’arcivescovo richiama la comunità internazionale al rispetto della sovranità panamense, auspicando dialogo e buon senso per evitare conflitti geopolitici
Sì è pregato anche ieri, durante le messe domenicali, così come era stato fatto nei giorni scorsi, al Lido di Venezia, per la liberazione del cooperante Alberto Trentini, 45 anni, da due mesi detenuto in Venezuela, e per sostenere la sua famiglia.
Trentotto ex detenuti politici nicaraguensi, incarcerati dal regime di Daniel Ortega e deportati in Guatemala, non sono stati ammessi al programma Secure Mobility del Governo statunitense, e non potranno, almeno al momento, raggiungere gli Stati Uniti, per riunirsi, in molti casi, ai propri familiari.
Nicolás Maduro ha avviato un terzo mandato presidenziale, definito “illegittimo” dalla comunità internazionale e sostenuto solo da pochi Paesi, grazie al controllo sulle Forze armate. La repressione del regime, con arresti arbitrari e sparizioni, colpisce anche giornalisti e leader sociali. In questo contesto, la Chiesa rimane un faro di speranza, esortando alla resilienza e alla fiducia, come testimoniano le parole dei vescovi e dei parroci impegnati a sostenere la popolazione
“Per la vita religiosa in America Latina e nei Caraibi è una buona notizia, una vera epifania, una manifestazione di Dio. Era una cosa che aspettavamo, che volevamo, ci fa molto bene”.
Si stanno moltiplicando, su iniziativa degli episcopati dei vari Paesi, delle diocesi, dei principali santuari, delle congregazioni religiose e aggregazioni laicali, iniziative, proposte, sussidi, per vivere il Giubileo come “tempo propizio”, anche a migliaia di chilometri dalla Città eterna