A Betlemme molti cristiani sono emigrati in cerca di un futuro migliore, ma c’è chi sceglie di restare o di ritornare. Le storie di Eliana, Georgette e Noura, che dopo aver “assaporato la libertà in Italia” hanno deciso di rientrare nella loro città natale per costruire una famiglia: “Non vogliamo che la Terra Santa rimanga priva di cristiani”. L’importanza dei pellegrini, “segno di speranza in un futuro migliore”
Da "simbolo di morte e distruzione" a “riviera del Medio Oriente”, ma senza più palestinesi ‘destinati’ a trovare casa in Egitto e Giordania. È l’idea di Trump per la ‘Gaza che verrà’ risuonata ieri in conferenza stampa congiunta a Washington con il premier israeliano Netanyahu. Abbiamo chiesto un commento al vescovo ausiliare di Gerusalemme e vicario patriarcale per la Palestina, mons. William Shomali
I bambini di Betlemme raccontano la loro quotidianità tra muri, check-point e restrizioni. Le lettere scritte a Papa Francesco e cartelli di accoglienza ai pellegrini esprimono il desiderio di pace. Suor Lucia Maule dell’istituto “Effetà” denuncia le difficoltà crescenti per gli studenti sordi a raggiungere la scuola, mentre la crisi economica e le tensioni in Cisgiordania aggravano la situazione. Nonostante tutto, la comunità cristiana continua a sperare in un futuro migliore
Sono circa 300mila i palestinesi che stanno tornando verso la zona nord di Gaza dopo il ritiro dell'esercito israeliano dal corridoio di Netzarim, come previsto dall'accordo di cessate il fuoco, e dopo lo sblocco della situazione riguardante la liberazione della giovane Arbel Yehud. Una marea umana che spera di ricongiungersi con i propri familiari e di ritrovare le proprie case. Ne abbiamo parlato con il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli, che, davanti a questa nuova emergenza umanitaria, ha ribadito l'impegno della piccola comunità cristiana nell'aiutare i più vulnerabili in arrivo
La Siria sembra essere scomparsa dai radar dell’informazione, al punto da far pensare che tutto vada bene. Ma così non è, come racconta al Sir il parroco di Aleppo, padre Karakach. Accanto a fatti positivi, come l’apertura del Paese alla comunità internazionale, si registrano anche aspetti preoccupanti, come “vendette di carattere religioso, corsi di sharia per le forze dell’ordine, donne separate dagli uomini nei mezzi pubblici”
La tregua come 'apri-prista' ad una soluzione politica della questione palestinese: è l'auspicio del Custode di Terra Santa, padre Patton, che nei giorni scorsi ha lanciato, con il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pizzaballa, un appello ai pellegrini a tornare in Terra Santa. "I pellegrini - afferma - sono uno strumento provvidenziale del quale Dio si serve per aiutare il processo di pace che non è fatto solo dai cosiddetti ‘grandi’ della terra".
“Siamo tanto felici nel ringraziare Papa Francesco per il suo continuo aiuto e gli sforzi profusi a nostro favore. Dal profondo del nostro cuore, lo ringraziamo e chiediamo al Signore di benedire lui e il suo lavoro spirituale e umanitario a Gaza e in tutto il mondo”: è il testo del breve messaggio che la parrocchia latina della Sacra Famiglia, l’unica cattolica di Gaza, ha inviato a Papa Francesco. A renderlo noto è il Patriarcato latino di Gerusalemme, che oggi ha diffuso un’intervista al parroco, padre Gabriel Romanelli, in seguito all’annuncio del cessate il fuoco a Gaza.
Rientrato da poco da Gaza, Roberto Guerrieri di Emergency, descrive al Sir la vita della popolazione di Gaza, tra speranza nel futuro dopo la tregua e la lotta quotidiana per la sopravvivenza.
“L’accordo concordato tra Hamas e Israele è sul tavolo dalla fine di maggio. È un cattivo accordo perché non riporta immediatamente a casa tutti gli ostaggi. È un cattivo accordo perché richiederà almeno 12 settimane, probabilmente di più, per essere attuato. È un cattivo accordo perché manca l’intera componente politica per stabilire chi governerà Gaza quando la guerra sarà finita. È un cattivo accordo perché non stabilisce esplicitamente che la guerra finirà e che Israele si ritirerà da Gaza, ma un cattivo accordo è meglio di nessun accordo”.