Nel mondo sono oltre 360 milioni i cristiani che rischiano costantemente la vita per il loro credo religioso. Un numero in aumento riportato dall’organizzazione Porte aperte. Ma per dare giuste risposte a questi dati è necessario calarsi in ogni singolo Paese e realtà
Lo scorso 10 gennaio, tre rappresentanti delle tre religioni abramitiche (cristiani, musulmani ed ebrei) hanno firmato, in Vaticano, la Rome Call for AI Ethics, un documento nato per iniziativa della Pontificia Accademia per la Vita per promuovere un’algoretica, ovvero uno sviluppo etico dell’intelligenza artificiale e le sue applicazioni. Il testo non ha nessun vincolo, né tantomeno è un accordo, bensì promuove un senso di responsabilità condivisa tra organizzazioni internazionali, governi, istituzioni e settore privato nel tentativo di creare un futuro di coesistenza tra tecnologia e uomo. Domandarsi se l’intelligenza artificiale possa sostituire l’uomo non è solo un esercizio da esaurirsi nel campo del virtuale, anzi nel metaverso: gli algoritmi sono presenti più di quel che pensiamo nella nostra quotidianità, a loro la società sta delegando dati sensibili, campi delicati e informazioni legate alla nostra identità. Alcune riflessioni con Claudio Sarra, docente di Etica e Informatica giuridica nella Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Padova
Può l’intelligenza artificiale decidere chi può accedere a un trapianto di organi? O se un migrante può restare in Italia? La società cresce e migliora grazie alla tecnologia, ma a una condizione: l’uomo non deve delegare la sua identità