A quasi sei settimane dall’invasione russa dell’Ucraina, negli Stati Uniti torna ad imperare la polarizzazione, dopo che la scoppio della guerra aveva temporaneamente unito repubblicani e democratici, almeno sul fronte degli aiuti umanitari e del supporto militare. I sondaggi sono la prova palese di una divisione ancora partigiana, che si ferma sulla soglia dell’emozionalità e della contrapposizione a tutti i costi. Le parole pronunciate in Polonia sull’auspicabile uscita di scena di Putin, seppur smentite da Casa Bianca e Segreteria di stato, hanno fatto del presidente americano il portavoce di un sentire comune tra molti dei suoi cittadini, che inizialmente pronti al sacrificio pur di porre la parola fine alla carneficina ucraina e al dramma dei profughi: ora si ribellano ai costi reali di una guerra globale. E intanto ci si prepara all'accoglienza dei profughi
Ucraini cattolici, ortodossi, ebrei, ma anche pastori afroamericani e bianchi delle tante chiese evangeliche, della Chiesa luterana e presbiteriana, assieme a leader musulmani ed indù si sono ritrovati nel cuore della cattolicità di Pittsburgh per un momento di preghiera comune, fortemente voluto dal vescovo cattolico, mons. David Zubich, che in appena quattro giorni è riuscito a riunire tutti nel nome del Dio della pace. Pittsburgh è la quarta città Usa, per numero di Ucraini: la Pennsylvania è seconda solo allo stato di New York per la numerosa presenza ucraina
Sono le 22 di mercoledì, a New York, quando al Consiglio di sicurezza dell’Onu, riunito in seduta straordinaria per negoziare la pace in Ucraina, arriva la notizia dell’invasione. Il segretario generale, Antonio Guterres ha appena chiesto di “dare alla pace una chance”, quando in contemporanea il presidente russo Vladimir Putin annuncia “un’operazione militare in Donbass”, e questo mentre il suo ambasciatore, Vasily Nebenzya presiede la seduta e consulta freneticamente il cellulare a cercare conferma di quella che tutti gli altri stati membri al tavolo cominciano a chiamare “guerra”, “aggressione ingiustificata”, “attacco”
II primo anno di Biden non è stato così cupo come si è sentito descrivere e il discorso sullo Stato dell’Unione il prossimo 1° marzo potrebbe darne ampio rapporto. Avrebbe forse potuto ottenere di più e potrà farlo, se, come gli suggeriscono gli analisti politici, abbandonerà definitivamente i panni del senatore per entrare a pieno titolo in quelli da presidente
Dopo un anno i sondaggi dicono che l'indice di gradimento è sceso sotto il 50%, ma, secondo l'ordinario del Dipartimento di Teologia e Scienze religiose alla Villanova University di Filadelfia, Biden merita come voto un "B+". Tra i consigli che gli darebbe, stare di più tra la gente, decidere cosa fare con Kamala Harris e risolvere la questione ideologica del partito democratico
A proposito della morte confidava che con gli anni, l’ansia della fine era diminuita, “perché se sei ansioso per la morte, allora non hai il senso dell’unicità delle cose”. Si augurava di affrontare questo momento ultimo con grazia, il talento che i critici cinematografici gli hanno sempre riconosciuto. Così è stato e ora quella grazia resta immortale nelle sue pellicole
Senatori democratici e deputati di entrambi i partiti si sono radunati su quella scalinata per ricordare chi quel giorno e nei giorni seguenti ha perso la vita per difendere il tempio della democrazia statunitense. Oltre quei gradini in centinaia hanno partecipato a quello che molti rifiutano di chiamare anniversario perché non ha nessun sapore celebrativo, preferendovi rimembranza, perché occorre far memoria e ricordare l’insurrezione che ha colpito il cuore del sistema istituzionale americano
Il 73% dei nuovi ricoveri è riconducibile alla variante Omicron, mentre secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie e per il direttore uscente dell’Istituto nazionale di sanità si rischia di arrivare ad un milione di nuovi contagi al giorno. Non siamo ancora ai numeri della primavera 2020, ma questa nuova ondata di casi è più difficile da gestire, perché medici e infermieri sono stanchi
Morti. Macerie. Alberi sminuzzati. Palazzi trasformati in detriti. Finestre, tetti, porte spazzati via e ridotti a detriti. Lamiere attorcigliate, linee elettriche abbattute, auto disintegrate. Questo è il Ground zero di Mayfield, pari alla distruzione registrata sulla superficie terrestre sopra l’epicentro di un’esplosione atomica. Qui a colpire, però, non è stata una bomba ma una furia di venti a 320 chilometri orari, che hanno seminato vittime e devastazioni