Il Covid-19 e l’assalto al Congresso americano hanno cambiato i programmi degli organizzatori, ma non lo spirito della 48° marcia per la vita che oggi alle 12, ora locale a Washington, si aprirà online dal Mall che appena una settimana fa aveva visto il presidente Joe Biden e la vicepresidente Kamal Harris rendere omaggio alle vittime della pandemia. La vigilia della manifestazione di quest’anno è segnata dall’amarezza per un memorandum che il presidente Biden, cattolico, ha siglato ripristinando fondi per quelle organizzazioni, operanti all’estero che si occupano della salute delle donne, inclusa quella riproduttiva, un aggettivo che non esclude le pratiche abortive
“Dobbiamo ricordare perché potrebbe accadere ancora. Quello che è accaduto può succedere di nuovo, se ci distraiamo, se non siamo consapevoli della vita attorno a noi, se non siamo attenti alla politica, se non lottiamo per tutti e non solo per me stessa”, mi risponde decisa. Oso chiederle anche della sua fede, dopo un’esperienza così tragica. “Sono profondamente ebrea ma diciamo che io e Dio abbiamo un po' di questioni in sospeso”. Evi lo dice senza perdere il suo sorriso
Ieri l'insediamento del secondo presidente cattolico degli Usa. Nel suo discorso ha parlato di riunire la nazione, della necessità di guarire, insieme, dalle ferite provocate dalle divisioni. Parole molto attese. Ma nella Conferenza episcopale ci sono posizioni diverse
Biden giurerà non davanti alle folle, ma a pochi invitati tenuti a distanza non solo dal Coronavirus ma anche dalla paura di attentati che ha militarizzato Washington. Biden giurerà per restituire l’anima ad una nazione, che come ricordava Toqueville “è grande perché è buona”, ma che “se smettesse di essere buona cesserebbe di essere anche grande”; e il suo 46° presidente ne è consapevole
Nel giorno in cui l’America celebra il Martin Luther King Day, il presidente della Conferenza episcopale Usa lancia un appello alla non violenza e a scegliere il potere per combattere contro le ingiustizie che avvelenano la società statunitense.
È trascorsa una settimana da quando i supporter del presidente uscente, Donald Trump, hanno preso d’assalto il Campidoglio, saccheggiato gli uffici e colpito con un estintore un poliziotto, morto poco dopo nell’esercizio del suo dovere: difendere la casa del popolo. Quello stesso giorno è morta anche una donna californiana, uccisa dagli agenti che cercavano di proteggere l’aula dove si svolgeva la seduta congiunta e intanto altre 3 persone sono morte per problemi di salute aggravati dall’assalto. Dopo quell’aggressione al simbolo sacro della politica americana, con un voto di 232-197 a favore dell'impeachment, "la Camera ha dimostrato che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno il presidente degli Stati Uniti". La partenza del presidente Trump da Washington, Dc, non guarirà il Paese da violenza e divisioni e non basterà un capro espiatorio a risolvere, perché il problema si ripresenterà.
“Non è stato inaspettato quello che è accaduto al Campidoglio il 6 gennaio, ma confesso che sono spaventato da quanto potrebbe accadere da qui al giorno del giuramento”. Ad affermarlo è Russell Pearce, ordinario di diritto e docente di etica e religione in ambito legale all’università di Fordham, una delle più antiche degli Stati uniti. Osservando le scene di persone furenti e sprezzanti invadere le aule del Campidoglio e i suoi uffici, addolorato per i cinque morti, è tornato con la memoria alla vittoria di Trump del 2016 quando il magnate, pur vincitore, aveva evocato frodi e incitato i suoi supporter ad esercitare quanto promulgato nel secondo emendamento: il diritto di possedere e usare le armi. In questo caso per fermare l’avversario democratico
Oltraggio, rabbia, inquietudine, smarrimento. Le scene di un Campidoglio preso d’assalto, vandalizzato, “dissacrato” hanno scosso gli Stati Uniti. Vedere sventolare dentro il tempio della democrazia bandiere confederate e manifestanti sempre più agguerriti avanzare di fronte ad una polizia incapace di porvi resistenza ha sconvolto prima che il mondo gli stessi americani. Non c'è memoria di folle che abbiano circondato il Campidoglio, preso in ostaggio i rappresentanti del popolo, mettendo in pericolo la sicurezza delle massime cariche dello Stato.