Maddalena Maltese

Maddalena Maltese

L’America si guarda allo specchio dopo un anno di pandemia

Quello che gli Stati Uniti hanno celebrato ieri è stato un anniversario doloroso e cupo. Ha i numeri di 529.079 morti, di 29.150.069 contagiati e di circa 10 milioni di lavori persi. Allo stesso tempo l'11 marzo 2021 ha celebrato la possibilità della rinascita con i numeri dei guariti, con quelli dei vaccini distribuiti oltre 100 milioni e delle persone che li hanno ricevuti, oltre 90 milioni. Non solo. Si celebrano i 1.900 miliardi di dollari di aiuti all’economia, alle imprese, alle città votati dal Congresso anche se in modo non bipartisan: la lacerazione non cessa di essere presente anche di fronte alla tragedia del Paese. Si celebra con le scuole che riaprono in California e l’inaugurazione di nuove fabbriche le cui produzioni vengono convertite per rispondere alle emergenze mediche. Ieri sera alle 20, ora locale di Washington DC, il presidente americano Joe Biden ha parlato al Paese, alla chiusura di un anno che ha scosso come non mai l’America. Biden ha ricordato i sacrifici fatti dal popolo americano e le gravi perdite subite dalle comunità e dalle famiglie, sottolineando anche del ruolo che ogni americano ha giocato e dovrà giocare per sconfiggere il virus e tornare alla normalità

Stati Uniti. Manager e militari per una campagna vaccinale efficace e capillare

Cosa hanno in comune una chiesa battista di Washington, un parcheggio di un centro sportivo di Tampa in Florida e lo Yankee stadium di New York? Sono tutti siti di vaccinazione anti Covid e sono siti gestiti dalla Fema, l’agenzia federale americana per le emergenze. Alcuni siti sono predisposti come drive-in, con le macchine che diventano centri clinici privati o piccole tende con tavolino e sedia per il paziente. Altri invece prevedono salette e poltroncine come un regolare centro di vaccinazione

L’America in preghiera per le 500 mila vittime della pandemia. Biden: “Una pietra miliare straziante e dolorosa”

Ieri sera, 22 febbraio, il presidente americano Joe Biden, dalla Cross Hall della sua residenza ha pronunciato l’elegia funebre per le 500.071 vittime del Coronavirus, più dei morti della prima e della seconda guerra mondiale e del conflitto in Vietnam messi insieme. “Una pietra miliare straziante e dolorosa”, l’ha definita il presidente, precisando che i morti sono descritti come persone ordinarie, ma “non c'è niente di ordinario in loro. Le persone che abbiamo perso sono state straordinarie. E tanti di loro hanno esalato l'ultimo respiro da soli”. Il lutto dell'America è in un momento di silenzio in tutto il Paese, bandiere a mezz'asta in tutti gli edifici federali e 500 candele sulle scalinate della Casa Bianca, accese all’imbrunire

Nel Texas messo in ginocchio da neve e gelo si moltiplicano i gesti di solidarietà

Nello Stato americano il freddo inusuale e inaspettato sta mietendo molte vittime e creando infiniti disagi alla popolazione, non abituata a temperature polari. L'acqua è divenuta preziosa, un pasto caldo e un giaciglio al sicuro sono beni di prima necessità. In prima linea per aiutare i cittadini e i senzatetto ci sono le parrocchie, che mettono in atto tutte le azioni di accoglienza possibili. Ma anche le singole persone si adoperano per chi è meno fortunato, in una catena di solidarietà

Una marcia per la vita segnata dall’amarezza: le scelte di Biden scuotono i cattolici

Il Covid-19 e l’assalto al Congresso americano hanno cambiato i programmi degli organizzatori, ma non lo spirito della 48° marcia per la vita che oggi alle 12, ora locale a Washington, si aprirà online dal Mall che appena una settimana fa aveva visto il presidente Joe Biden e la vicepresidente Kamal Harris rendere omaggio alle vittime della pandemia. La vigilia della manifestazione di quest’anno è segnata dall’amarezza per un memorandum che il presidente Biden, cattolico, ha siglato ripristinando fondi per quelle organizzazioni, operanti all’estero che si occupano della salute delle donne, inclusa quella riproduttiva, un aggettivo che non esclude le pratiche abortive

La storia di Evi Blaikie sopravvissuta all’Olocausto: “Abbiamo perso l’innocenza ed eravamo bambini”

“Dobbiamo ricordare perché potrebbe accadere ancora. Quello che è accaduto può succedere di nuovo, se ci distraiamo, se non siamo consapevoli della vita attorno a noi, se non siamo attenti alla politica, se non lottiamo per tutti e non solo per me stessa”, mi risponde decisa. Oso chiederle anche della sua fede, dopo un’esperienza così tragica. “Sono profondamente ebrea ma diciamo che io e Dio abbiamo un po' di questioni in sospeso”. Evi lo dice senza perdere il suo sorriso