Maddalena Maltese

Maddalena Maltese

Comincia l’era Biden. Calvo-Quirós (sociologo): “Ereditiamo una nazione estremamente frammentata e divisa”

“Biden e tutti noi ereditiamo una nazione estremamente frammentata e divisa con tante sfide in termini di razza, classi sociali, gender, relazioni internazionali. Ereditiamo un paese alle prese con le conseguenze umane ed economiche del Covid ed entrambe perdureranno oltre il vaccino, oltre qualunque piano di aiuti”. William A. Calvo-Quirós, sociologo e professore associato di Cultura americana e studi etnici all'Università del Michigan non ha dubbi sul perdurare di una crisi a più livelli che gli Usa non possono scampare

Biden ad un passo dalla Casa Bianca, ma Trump non si arrende

Era atteso e il tempo che passa senza che si arrivi ad un risultato definitivo non fa che confermarlo. A quattro giorni dalla chiusura delle urne non c’è ancora certezza su chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Ci si aspettava il caos da queste elezioni e anche se la sospensione di queste ore cresce, non ci sono stati gli scontri a cui la polizia si è preparata da mesi

Comunque andrà è la vittoria dell’America dell’attivismo. Ma il nuovo presidente dovrà ricompattare il Paese

Comunque andrà avrà vinto l’America dell’attivismo, del porta a porta, degli zoom elettorali e anche dei criticatissimi rallies. Il verdetto delle urne stabilirà chi sarà il 46° presidente degli Stati Uniti, ma prima che le urne, a scegliere il destino del Paese sono state le persone che hanno atteso in fila anche per 6 ore pur di esprimere il loro voto. Sono stati quelli che in barba alla pandemia hanno votato per posta, sfidando anche le falle di consegna. “L'unico modo per avere voce in capitolo per migliorare te stesso e il nostro Paese è votare” è stato, sia sul versante repubblicano che democratico, lo slogan di semplici attivisti, ma anche di attori, cantanti, giocatori di baseball e basket

Stati Uniti: sul voto incombe il timore delle rivolte legate alle milizie

Uffici chiusi, vetrine ricoperte con pannelli di compensato, giorno di vacanza per alcune istituzioni, poliziotti dispiegati vicino ai seggi. Anche la Casa Bianca ha deciso di dotarsi di una barriera “non scavalcabile” per proteggere il presidente e le persone invitate a seguire con lui la notte elettorale. Gli Usa si sono preparati all’election day nei modi più disparati. Due, però, le note comuni di questo 3 novembre 2020: l’attivismo e il timore delle rivolte legate alle milizie

La campagna elettorale più costosa nella storia americana

La grande novità è rappresentata dai piccoli donatori che stanno giocando un ruolo sempre più centrale nelle campagne di finanziamento anche se non mancano assegni di notevoli entità da parte di miliardari e imprenditori nababbi. I dati sono stati forniti dal Center for Responsive Politics. Gran parte della spesa è stata investita in pubblicità televisive: 1,8 miliardi di dollari e pensare che il costo totale della campagna presidenziale del 2016, comprese le primarie, era stato di 2,4 miliardi di dollari. Candidati democratici e gruppi alleati hanno speso 5,5 miliardi di dollari, rispetto ai 3,8 miliardi di dollari di spesa dei repubblicani

Stati Uniti. La corsa alle armi per il dopo elezioni

La corsa alle armi negli anni delle elezioni non è nuova nella cultura americana, spesso gli statunitensi fanno scorte di armi da fuoco e munizioni temendo che una vittoria democratica potrebbe portare a restrizioni legislative nel possesso e nell’uso. I timori di violenza da parte dei suprematisti bianchi e della polizia sono stati anche una delle principali cause di acquisto tra gli afroamericani, mentre le donne sono state guidate dal timore di aggressioni personali. Un pensiero trasversale che guida l’acquisto per uomini e donne è il timore che la polizia sia incapace di controllare le folle in rivolta e, dopo alcune risposte del presidente sulle milizie, il terrore  di manifestazioni violente ha messo l’acceleratore sugli acquisti al punto che l’Fbi si è trovata a fare molti più controlli sugli acquirenti di quanto mai accaduto prima. In un clima fortemente polarizzato, c'è qualcosa di tipicamente americano che supera l'appartenenza al partito e i confini sociali, che vede liberali e conservatori spintonarsi davanti ai negozi per l’acquisto di un'arma e di munizioni per essere preparati al dopo 3 novembre

Trump o Biden: a chi andrà il voto dei cattolici?

È un mito l'idea del voto cattolico. Di questo è sicura Jo Renee Formicola, professoressa di Scienze politiche all’Università di Seton Hall, perché "il cattolicesimo non è monolitico e i cattolici hanno modi diversi di pensare e di mostrare la loro religione". Una recente ricerca del Pew research center sembra darle ragione

Trump: il presidente criticato che ha cambiato il Paese?

C’è un aspetto di quella che passerà alla storia come l’era Trump imprevisto anche dai suoi delatori e cioè l’aver unificato la società civile attorno a temi radicati nella storia sofferta degli Usa, come l’ingiustizia razziale, la separazione dei bambini dai genitori al confine, le molestie denunciate dal movimento Me too, la protezione dell’ambiente, l’esercizio del voto che sta sorprendendo il Paese per le lunghe file di attesa ai seggi con oltre 74 milioni di elettori che ha già votato per posta

Swing state e Toss-up: gli Stati oscillanti e incerti, ago della bilancia nella corsa alla Casa Bianca

Il Cook Political Report ha spostato il Texas nella colonna degli incerti nella corsa presidenziale. Lo Stato, roccaforte dei repubblicani da più di quattro decenni, sembra ora essersi spostato più al centro, mentre prosegue il testa a testa tra il presidente Donald Trump e l'ex vicepresidente Joe Biden. Questo spostamento potrebbe far presagire un sorprendente cambio di casacca politica, a sei giorni dalle elezioni, considerando che i texani votano repubblicano dal 1976. Il Cook Political Report monitora le elezioni presidenziali ed è redatto da un centro di analisi ampiamente seguito e rispettato in tutto il Paese. Il Cook classifica gli stati americani a secondo della loro propensione politica in varie colonne dove si va dai convinti democratici e repubblicani, ai moderati, agli swing state, quelli che non sempre hanno mantenuto lo stesso colore politico e quindi oscillanti e quelli incerti, nella via di mezzo, definiti toss-up, dove i due candidati, in questo momento, vincono o perdono di 1 o 2 punti percentuali. Il presidente degli Stati Uniti non si elegge direttamente, ma attraverso il cosiddetto electoral college-il collegio elettorale