Due Americhe a confronto è l’esito del secondo dibattito della campagna elettorale americana. Ieri sera il presidente Donald Trump si sarebbe dovuto incontrare con Joe Biden e insieme avrebbero dovuto rispondere alle domande del pubblico, ma la town hall, così è chiamato questo appuntamento, si è svolta separatamente, dopo che Trump si è rifiutato di tenere il dibattito online con il suo avversario a causa della positività al Covid. La Florida ha fatto da palcoscenico al presidente e la Pennsylvania ha fatto casa a Biden. Il primo ha occupato la rete di Nbc news, l’altro invece per un’ora e mezza è andato in onda su Abc.
Il Covid non ha solo contagiato il presidente e la first lady ma è entrato d’imperio nella Casa Bianca, mostrando un sistema di protezione fragile che ha disatteso le linee guida per la prevenzione, dove consulenti e assistenti, senatori e finanziatori (spesso senza mascherina) dovranno mettersi in quarantena, richiedere il test, ricostruire gli incontri dell’ultima settimana
Impossibile orientarsi nei temi e nelle agende dei due candidati, con un Trump rude e indisciplinato, teso, nervoso e costantemente in attacco di “Joe”, mai citato per cognome o come vicepresidente. Biden, moderato in certi passaggi, inizialmente smarrito di fronte al fuoco di parole presidenziali, poi sorprendentemente energico e intenso quando fissa la camera e parla direttamente al pubblico su Covid, voto e crisi economica
L’aria è irrespirabile, il cielo è rosso, la cenere stagna su tetti e strade per gli incendi che da settimane bruciano circa 3 milioni di acri, piccole cittadine e vite non solo in Oregon, ma anche in California e nello stato di Washington. Sono 24 le vittime accertate, ma decine sono i dispersi, mentre non si riesce ancora a fare la conta dei milioni di ettari di terreno andati a fuoco e delle migliaia di strutture distrutte. A Portland sono stati chiusi i parchi, le aree per raduni all’aperto, lo zoo, le biblioteche e due prigioni sono state evacuate. Le chiese, al momento, si sono salvate dalle fiamme e sono diventate rifugio di decine di migliaia di sfollati.
Incendi, saccheggi, proteste, sparatorie. Kenosha non ha mai conosciuto questa violenza prima della sparatoria di domenica, quando l’afroamericano Jacob Blake è stato raggiunto da sette colpi di pistola dalla polizia, mentre saliva in macchina. Il video amatoriale che riprende Blake colpito alle spalle con sette pallottole, mentre nell’auto si trovavano i tre figli e la madre gridava in strada, è diventato immediatamente virale, scatenando manifestazioni violente nella cittadina del Wisconsin e in altre città degli Usa.
Nella terza serata della convention repubblicana dedicata all’America, terra di eroi, è tornato sotto i riflettori l'aborto, uno dei temi forti della campagna del 2016, affidato alle parole di suor Dede Byrne, religiosa delle piccole lavoratrici del Sacro Cuore di Gesù e Maria. "Come seguaci di Cristo - ha detto la religiosa, dando anche il suo appoggio al presidente uscente Trump -, siamo chiamati a difendere la vita, contro il politicamente corretto o contro le mode di oggi". La questione dell'aborto viene usata dai repubblicani non solo per sostenere un secondo mandato del presidente, ma brandita, sottilmente, come un'arma per minare la fede religiosa di Joe Biden, cattolico riconosciuto da tutta una vita, che non ha mai nascosto il suo credo
Solidarietà incarnata e competenza concreta sono le qualità necessarie in questa fase della storia americana, ma una fede, non da brandire con foto ad effetto, gioca la sua parte nel forgiare la corsa alla Casa Bianca. Joe Biden, di origini irlandesi ed educato dalle suore in mezzo al Concilio Vaticano II, la lotta per i diritti civili e la guerra in Vietnam è stato il primo vicepresidente cattolico nella storia degli Stati Uniti e solo altre tre figure dichiaratamente tali hanno raggiunto i vertici più alti del governo americano: John F. Kennedy come presidente nel 1960, John Kerry nel 2004 e Al Smith nel 1928 come candidati
L’arcivescovo di New York, card. Timothy Dolan, ha accettato l’invito a partecipare alla convention repubblicana che nominerà il presidente Donald Trump come prossimo candidato del Partito alle elezioni di novembre.
L’America che si recherà alle urne il prossimo novembre non è baldanzosa: piegata dall’emergenza Covid-19, spaventata dalla recessione economica, spaccata sul fronte economico-sociale e su quello politico. Ma tiene quella parte del Paese, silenziosa e attiva, lo scheletro più forte degli Usa, fatta ancora una volta da chi si rimbocca le maniche per Dio e per gli uomini