Due stili di politica: il candidato repubblicano concentrato sul copione degli attacchi personali, la candidata democratica abile nel punzecchiare l’orgoglio dell’avversario. Il dibattito ha spostato elettori? Non proprio. Ha convinto le rispettive basi elettorali e ha presentato agli Stati Uniti e al resto del mondo Kamala Harris, una vicepresidente rimasta nell’ombra ma che stasera ha chiarito a più riprese che lei “non è Joe Biden”
Il killer è un ragazzo di 14 anni. Il presidente Biden ha insistito sulla riforma bloccata al Congresso, che vieta le armi d'assalto e i caricatori ad alta capacità, e ha chiesto controlli serrati sugli acquirenti e fine dell’immunità legale per i produttori di armi
Kamala Harris ha fatto la storia nel 2020 come la prima donna nera eletta vicepresidente degli Stati Uniti, infrangendo le barriere che hanno mantenuto gli uomini, in gran parte bianchi, radicati ai massimi livelli della politica americana per più di due secoli. Da 24 ore potrebbe tornare a rifarla, dopo che domenica 21 luglio, il presidente Joe Biden si è ritirato dalla corsa alla Casa Bianca e ha lanciato la candidatura della sua vice alla presidenza degli Stati Uniti. La sua biografia etnica, religiosa e culturale racconta una realtà molto presente negli Stati Uniti, ma spesso poco rappresentata a livello politico.
J.D.Vance, senatore dell’Ohio, affiancherà Trump alla guida del Paese e sarà il secondo vice presidente cattolico se gli statunitensi sceglieranno il Grand Old Party (GOP) nelle urne a novembre
Si è pregato per Donald Trump, ieri, in tante chiese americane. Si è pregato per l’ex presidente dopo l’attentato di cui è stato vittima sabato, durante un comizio in Pennsylvania e per tutto il Paese. Lo aveva chiesto la conferenza episcopale statunitense, per bocca del suo presidente l’arcivescovo Timothy P. Broglio, che in un comunicato aveva condannato la violenza politica spiegando che “non è mai la soluzione ai disaccordi politici”
La domanda è sempre la stessa e, al momento, è quella che entrerà nelle urne a novembre: riuscirà un presidente in difficoltà a sconfiggere un ex presidente incoerente e minaccioso? Gli Stati Uniti scontano una grande crisi di leadership. Le elezioni presidenziali del 2024 non saranno quindi una competizione tra due uomini e nemmeno tra due partiti politici, saranno una battaglia sull’identità di una nazione
Hunter Biden è stato condannato per non aver rivelato di essere tossicodipendente, mentre si accingeva ad acquistare una pistola, rimasta in suo possesso per sei mesi, nonostante sia proibito a chi fa uso di droghe. Donald Trump è stato condannato per aver falsificato i documenti della sua organizzazione e coprire un pagamento in nero ad una ex pornostar con cui avrebbe avuto una relazione che era bene mantenere segreta prima della campagna elettorale del 2016. Entrambi i verdetti sono in attesa della sentenza.
Lo hanno ripetuto per 34 volte, tanto quanto i capi di imputazione: "Guilty" (Colpevole). I 12 giurati di New York selezionati per giudicare la condotta di Donald Trump sono stati unanimi nella loro decisione: il loro ex presidente merita di essere condannato per aver falsificato documenti aziendali e aver coperto i pagamenti segreti all’attrice di film per adulti Stormy Daniels prima delle elezioni presidenziali del 2016
Da due settimane le università sono diventate cuore pulsante di una protesta che disapprova il sostegno degli Stati Uniti alla politica israeliana su Gaza e sui bombardamenti indiscriminati che vanno avanti dal 7 ottobre, quando il gruppo terroristico di Hamas fece irruzione in alcune cittadine israeliane uccidendo 1.200 persone e prendendone in ostaggio circa 300. Da quel giorno la guerra del governo di Benjamin Netanyahu ha provocato oltre 34.000 morti nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, dove i coloni di insediamenti proibiti ufficialmente, hanno attaccato altri palestinesi