Anche mons. Raphaël François Minassian, arcivescovo per gli armeni dell’Europa dell’Est, è stato purtroppo colpito dal Covid-19 ed è attualmente ricoverato nell’ospedale Redemptoris Mater di Ashotsk, struttura donata da Giovanni Paolo II al popolo armeno e sostenuta con i fondi dell’8xmille della Cei.
La Commissione delle Conferenze episcopali dell’Ue ha lanciato oggi un appello all’Unione europea affinché si impegni “attivamente per la pace nella regione del Nagorno Karabakh” e si attivi per “fornire assistenza concreta alle comunità colpite dalla recente esplosione di violenza tra Armenia e Azerbaigian”.
Intervista al card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), sulla lunga scia di sangue che ha attraversato in questi giorni l’Europa. “Se l’obiettivo dei terroristi è quello di dividerci, noi, tutti insieme, Paesi dell'Unione europea ma anche cristiani, atei, agnostici, musulmani, ebrei, dobbiamo dire no. Dobbiamo dire con fermezza, che non ci lasceremo vincere dall’odio. Che, al contrario, vogliamo vivere i valori che hanno reso possibile il progetto dell’Europa. Vogliamo vivere la fratellanza della quale ci ha parlato Papa Francesco. Non si lasceremo vincere su questo punto”
Mons. Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente della Conferenza episcopale francese, depositerà un ricorso al Consiglio di Stato, in quanto ritiene che il decreto n. 2020-1310 del 29 ottobre 2020, che prescrive le misure generali necessarie per affrontare l’epidemia di covid-19 nel contesto dello stato di emergenza sanitaria, “mina la libertà di culto che è una delle libertà fondamentali nel nostro Paese”.
“Siamo scioccati da questo attacco e dalla sua crudeltà”. Con queste parole il rabbino capo di Vienna, Jaron Engelmayer, racconta al Sir come la comunità ebraica sta vivendo queste ore drammatiche.
Un appello alla popolazione a non rispondere all’odio con l’odio è stato lanciato questa mattina dal card. Christoph Schönborn, arcivescovo cattolico di Vienna.
La situazione in Nagorno-Karabakh è grave. Non cessano i bombardamenti sui civili. Si usano armi proibite dalle convenzioni internazionali. Tragico è l’aumento delle vittime così come la distruzione di case, infrastrutture e luoghi di culto. A parlare al Sir della situazione nella regione di conflitto è l’ambasciatore della Repubblica di Armenia presso la Santa Sede, Garen Nazarian, all’indomani dell’appello di pace lanciato da Papa Francesco al termine dell’Angelus. “L'unico modo efficace per fermare l'escalation di violenza, salvare le vite umane e garantire una pace stabile e duratura è il riconoscimento internazionale dell'indipendenza della Repubblica dell'Artsakh”