Maria Chiara Biagioni

Maria Chiara Biagioni

Giornata di preghiera e digiuno per la pace. Mons. Yazlovetskiy (Kiev): “Solo così si può fermare il male della guerra”

Mons. Oleksandr Yazlovetskiy, vescovo ausiliare di Kiev-Zhytomyr e presidente della Caritas-Spes: “Chiederei con fervore alle persone di buona volontà e alle persone di fede di accogliere questo messaggio del Papa e rispondere alla sua proposta di vivere questa giornata in preghiera e soprattutto in digiuno. Noi qui, in questa terra, sentiamo i frutti e le conseguenze di questo corale sforzo nel chiedere a Dio il dono della pace. Di questo abbiamo bisogno e ne siamo profondamente grati!”

Rapporto Onu sui prigionieri di guerra russi e ucraini. Mons. Ryabukha: “Una delle pagine più dolorose e meno espresse di questo conflitto”

Presentato a Ginevra, dall'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, l'ultimo rapporto trimestrale, da giugno ad agosto, sullo stato dei prigionieri di guerra russi e ucraini. Il Rapporto contiene interviste a 174 prigionieri di guerra ucraini negli ultimi 18 mesi e quasi tutti (169 su 174) hanno fornito resoconti dettagliati e coerenti di torture o gravi maltrattamenti. Hanno descritto gravi percosse, scosse elettriche, soffocamento, taser, posizioni di stress prolungate, privazione del sonno, morsi di cane, finte esecuzioni, privazione sensoriale, minacce, trattamenti degradanti e umiliazioni. Il 68% ha riferito di violenza sessuale

Appello di mons. Essayan (vicario apostolico dei latini) per “un immediato cessate il fuoco”. “Siamo agli sgoccioli”

Raggiunto dal Sir, parla mons. César Essayan, vicario apostolico dei Latini nel Libano. "Si sta male, veramente male", dice subito. "La gente è stanchissima. Gli sfollati sono più di 120.000. Molti hanno trovato rifugio nelle scuole o nelle strutture. Molti però vivono ancora per le strade. Alcuni hanno deciso di lasciare il Paese e sono partiti per la Siria, la Giordania, l'Iraq”. L'inverno sta per arrivare e la preoccupazione è trovare una casa per tutti. “Stanno arrivando aiuti di vario tipo", osserva il Vicario. "Ma non è questo quello di cui abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno che Israele si fermi e si trovi un accordo per un cessate il fuoco". "La soluzione militare non porta da nessuna parte”.

Mediterranean Hope, si lavora nel caos e nella paura, a fianco di chi si trova ad essere profugo due volte

Non si ferma l'offensiva dell’esercito israeliano contro Hezbollah. Numerosi, nell'ultima settimana, i bombardamenti dell'esercito di Tel Aviv su territorio libanese. Ieri, poi, il violentissimo attacco che ha raso al suolo il quartiere sud di Dahiyeh. Nel mirino il leader dei miliziani Hasan Nasrallah. Numerosi i numerosi morti, che aumentano ad aumentare così come gli sfollati. Ed essere profughi in Libano oggi significa essere profughi due volte. E’ Marta Bernardini, coordinatrice di Mediterranean Hope, a raccontare al Sir l’altro “volto” degli attacchi israeliani in Libano, quello dei profughi siriani e palestinesi che avevano raggiunto il Paese dei Cedri in cerca di sicurezza ma che ora si ritrovano in situazione di emergenza e rischio. A loro si aggiungono le migliaia di libanesi in fuga dal Sud del Paese o dai quartieri a rischio. Ed è il caos

Centro Mariapoli “La Sorgente”, porte aperte agli sfollati. “La nostra speranza è vedere fiorire il deserto dei cuori”

Testimonianze dal Centro Mariapoli “La Sorgente” di Ain Aar, a 20 chilometri a Nord di Beirut dove anche qui le persone in fuga dalle bombe che stanno devastando il Sud del Paese, hanno bussato alle porte e le hanno trovate spalancate. “Potevamo non accoglierle? Cosa ne sarebbe stato dell’ideale di fratellanza del quale ci nutriamo e che dovrebbe essere la nostra caratteristica?”. “La speranza è che presto si possa tornare a casa. Tanto sangue versato deve far fiorire il deserto dei cuori. Speriamo che questo calvario che stiamo vivendo, apra una breccia nella coscienza dei potenti e di tutti sull’evidenza che la guerra è una sconfitta per tutti, come ripete Papa Francesco”.

Libano. Padre Marwan, parroco maronita di Bouchrieh (Beirut): “La gente ha paura. Teme la distruzione totale. Fermatevi!”

"La paura è ovunque. Si vive con l’ansia aspettando di vedere di minuto in minuto come la situazione si evolve e verso quale direzione sta andando. Le persone sono spaventate”. A raccontare lo stato d’animo della popolazione è padre Marwan Moawad, sacerdote maronita, parroco della chiesa di San Marone di Bouchrieh, un quartiere popolare che si trova a un paio di chilometri dalla zona del porto, a Nord di Beirut. Per tutta la giornata si sono susseguiti appelli e allarmi che hanno messo in agitazione l’intera popolazione. Centinaia le famiglie che stanno fuggendo dal Sud del Paese. È emergenza profughi. Nella parrocchia del sacerdote si distribuiscono aiuti alimentari e medicine mentre il ministro dell'Istruzione ha dato indicazioni a tutti i direttori delle scuole pubbliche di aprire gli edifici scolastici all'accoglienza dei rifugiati

Incontro Sant’Egidio: card. Zuppi, non arrendersi al “falso realismo della guerra, con la sua logica inarrestabile”

Non arrendersi al “falso realismo della guerra, con la sua logica inarrestabile” e immaginare invece la pace che, ha spiegato il card. Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, alla liturgia celebrata ieri dall’arcivescovo di Parigi Laurent Ulrich, nella chiesa di Saint Sulpice, con i partecipanti al convegno internazionale della Comunità di Sant’Egidio, significa “parlare, ascoltare, rispondere, dialogare senza confini con un impegno comune”.