Myanmar in ginocchio per i danni del tifone Yagi. Il numero degli sfollati supera i 320.000, secondo gli ultimi dati ufficiali, ma si teme che i dati reali siano ben più drammatici, tenuto conto delle difficoltà riscontrate dalle autorità nel raccogliere informazioni dai territori colpiti. La testimonianza di Fabrizio Consorti, presidente di Opam, l’Opera di Promozione della Alfabetizzazione nel Mondo: “Le zone in cui noi interveniamo sono in montagna e nella foresta nell’Est del Paese, nello Shan e a Loikaw. Paradossalmente la foresta e le zone di montagna hanno protetto la popolazione. Questo però non significa che una pioggia tropicale torrenziale in una situazione in cui già sei baraccato e oltre tutto ti bombardano le baracche, non comporti una situazione di forte disagio”
Dopo le migliaia di cercapersone scoppiate martedì 17 settembre alla stessa ora in tutto il Libano, nel pomeriggio di ieri un'altra ondata di deflagrazioni ha scosso il Paese. A esplodere questa volta sarebbero state radio portatili e walkie-talkie in dotazione ai militanti di Hezbollah. Vincenzo Buonomo (Lateranense): “Colpire il Libano non è solo rischioso sul piano militare e forse territoriale. Significa porre fine a un esempio virtuoso di coesistenza e convivenza"
Beirut, il giorno dopo le esplosioni di decine di cercapersone in possesso di miliziani di Hezbollah. Gli ospedali sono pieni di feriti, intenti a curare le ferite. La maggior parte sono al viso e alle mani. Il bilancio dei feriti e dei morti è ancora provvisorio. Tra i civili uccisi, il governo ha reso noto che ci sarebbero anche due minori e una donna. Si tratta di Fatima Abdallah, 10 anni, della regione di Baalbeck, e di Muhammad Bilal, della periferia sud di Beirut. “La piccola – racconta il giornalista – è morta perché aveva il cercapersona del papà quando è esploso”. La donna invece era un'infermiera che è stata colpita mentre lavorava in un ospedale nella regione di Baalbeck
Ore concitate di emergenza e aiuti per i comuni e le città nel territorio della Repubblica Ceca colpiti dal ciclone Boris, insieme a gran parte dell’Europa centrale.
Si svolgerà domani la diciassettesima edizione del Pellegrinaggio nazionale delle famiglie per la famiglia, un appuntamento spirituale che coinvolgerà contemporaneamente i fedeli nei santuari mariani di Pompei e Loreto. L’iniziativa, promossa dal Rinnovamento nello Spirito Santo (Rns), si svolge in collaborazione con le Prelature pontificie dei due santuari, l’Ufficio nazionale per la Pastorale familiare della Cei e il Forum delle associazioni familiari, con il patrocinio dei comuni di Scafati, Pompei e Loreto. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è ispirato alle parole di Maria nel Vangelo: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5b). Alla vigilia di questo importante evento il Sir ha intervistato Giuseppe Contaldo, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo.
Tensione altissima tra Ucraina e Russia. È stato il presidente americano Joe Biden a dire nei giorni scorsi: "Stiamo lavorando" per autorizzare l'Ucraina ad usare missili a lungo raggio Usa contro la Russia. Immediata (e scontata) la risposta russa. Il presidente russo Vladimir Putin ha subito chiarito che l'uso da parte dell'Ucraina di armi occidentali per colpire la Russia, significherà che "i Paesi Nato sono in guerra con la Russia", e Mosca prenderà le "decisioni appropriate". Vincenzo Buonomo, ordinario di diritto internazionale della Pontificia Università Lateranense: “È chiaro che l'ampliarsi del fronte di guerra, unito ad un più ampio uso di armamenti, costituisce non solo un ostacolo al processo di pace che andrebbe avviato, ma nell’immediato impedisce qualunque spiraglio per un cessate il fuoco e ancor più macchia questo conflitto di crimini di guerra che vanno dal considerare la popolazione civile come obiettivo militare alla quotidiana violazione delle regole del diritto internazionale umanitario”
Al Forum di Cernobbio (Como), il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito di avere un piano per mettere fine alla guerra con la Russia e di volerlo presentare all'omologo americano Joe Biden e ai due candidati alla Casa Bianca, Kamala Harris e Donald Trump. I piani di pace – commenta Francesco Vignarca - "si possono fare, ma in realtà se uno li scrive prima è difficile che possano essere realizzati perché sono i piani di una sola delle parti e di una sola prospettiva”. Insomma, “il negoziato non si fa prima e non si fa da soli. Si fa durante e si fa soprattutto con il nemico"
Sfollato insieme agli sfollati. Parla il vescovo di Loikaw, mons. Celso Ba Shwe. Il Sir lo ha contattato dopo i ripetuti appelli di Papa Francesco per il Myanmar per un aggiornamento sulla situazione. Ma le notizie non sono buone. L’intero complesso della cattedrale è ancora occupato dai militari. La cattedrale di Cristo Re è stata parzialmente danneggiata. I soldati rimangono all'interno della chiesa e profanano tutti gli oggetti liturgici. Il vescovo, i preti e le religiose sono fuggiti ma hanno deciso di rimanere a fianco del loro popolo
A tre anni dal colpo di Stato in Myanmar Mons. Celso Ba Shwe, vescovo di Loikaw, è stato costretto a fuggire insieme agli altri religiosi dopo le minacce dell’esercito. Ma non ha abbandonato fedeli e civili