“Oggi consideriamo la difesa della nostra terra natale, della nostra memoria e della nostra speranza, del nostro diritto di esistere concesso da Dio come una responsabilità personale e un sacro dovere dei cittadini ucraini. Difendere la nostra Patria è un nostro diritto naturale e dovere civico”.
Aldo Ferrari, esperto Ispi: “Le guerre si scatenano perché si pensa di poterle vincere o perché fatto il conto dei danni e dei guadagni vale la pena farle. Razionalmente sia per la Russia che per l’Occidente, questa condizione non c’è. Però nella storia esiste anche la dimensione dell’irrazionale e il discorso ieri sera di Putin era un discorso preoccupante. L’ho seguito in russo e ho potuto notare quanto il tono del linguaggio fosse rigido, gelido come di qualcuno che avesse una rabbia trattenuta. Iniziare a parlare rivendicando che l’Ucraina è parte della Russia, è un atteggiamento che non lascia preludere buone notizie”
Intervista a mons. Paolo Pezzi, arcivescovo di Mosca, in queste ore cruciali di tensione per la pace al confine tra Ucraina e Russia. “Come diceva domenica il Papa, è sempre triste quando questo odio, questa violenza, questa incomprensione avvengono tra popoli cristiani”, osserva l’arcivescovo. “Occorre allora che noi crediamo veramente nella forza del perdono. Occorre ripartire dal perdono. Il perdono chiede una conversione del cuore perché chiede di cambiare lo sguardo sull’altro. Certo, è un miracolo. Però, non dobbiamo dimenticare che la preghiera è veramente potente”
Anche gli operatori della Caritas Ucraina hanno dovuto lasciare i territori della “linea di contatto” dove la scorsa settimana erano impegnati a portare aiuti umanitari alla popolazione, a causa della escalation militare nella zona.
“Le persone vengono messe nei cortili degli ospedali”, conferma da Hong Kong padre Paolo Ceruti, missionario italiano del Pime che ha cercato di entrare in uno degli ospedali ma è stato impossibile avvicinarsi e scattare foto. Non ha retto la politica “zero Covid" della Cina continentale. “La situazione andava bene fin che c’erano pochi casi", dice il missionario, "adesso che la gente si sta ammalando, siamo arrivati a 6mila casi accertati e ogni giorno aumentano di mille, i pazienti si accumulano fuori dagli ospedali in attesa di essere visitati”. Anche la diocesi di Hong Kong ha fatto partire una campagna a sostegno della vaccinazione
La testimonianza di don Sergio Palamarchuk, parroco di Lysyčansk, nella regione di Lugansk e di Muratove, un villaggio che si trova a 5/7 chilometri dalla linea del conflitto. Il “rumore delle armi”, i bombardamenti e i piani di evacuazione. Il ministero della Difesa ucraino ha reso noto oggi di aver registrato 60 violazioni del cessate il fuoco da parte dei separatisti filorussi nella regione del Donbass nelle ultime 24 ore. “Si, è vero”, conferma il sacerdote
“La testimonianza dei martiri in Algeria è che la vita è più forte della morte e che la fraternità vincerà. Non c’è altra scelta. Non c’è altra opzione. Come dice papa Francesco la fraternità è la nuova frontiera dell’umanità. Scoprirsi fratelli e rispettarsi nelle nostre differenze. L’alternativa alla fraternità è la distruzione”. Parla il nuovo arcivescovo di Algeri, Jean-Paul Vesco, alla vigilia dell’Incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo a Firenze. Che in questa intervista al Sir, confida: “Vorremmo poter essere riconosciuti come essere umani, fratelli e sorelle di questo popolo, cittadini di questo Paese"
“Nel Donbass si sta combattendo da 8 anni, senza sosta. Quasi ogni settimana qualcuno muore, ogni settimana viene colpito qualcosa. È che in Europa si è cominciato a parlarne solo da oggi. Colpire un asilo è una cosa bruttissima perché si colpisce un luogo dove vanno i bambini ma è solo l’ennesima provocazione per sollecitare una risposta militare da parte degli ucraini. Così hanno la scusa per cominciare qualcosa di più grave”.
“Tutti i vescovi europei e le comunità cristiane sono vicini a quanti soffrono a causa di questi drammatici momenti di tensione con la preghiera di tutta la Chiesa e con un forte appello ai responsabili delle Nazioni perché si impegnino a risolvere il problema attraverso il dialogo e i negoziati, senza ricorrere alle armi”. È l’appello lanciato oggi a nome di tutti i vescovi del continente europeo da mons. Gintaras Linas Grušas, presidente del Ccee, alla vigilia dell’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo e in queste ore cruciali per i negoziati in Ucraina