Lunedì 14 febbraio, il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha telefonato a Sua Beatitudine Sviatoslav Schevchuk, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halič, per esprimere la vicinanza della Santa Sede alla Chiesa cattolica in Ucraina e la solidarietà alla popolazione del Paese, “in questo difficile momento di escalation del conflitto intorno all’Ucraina”.
“È responsabilità di tutti, a cominciare dalle sedi politiche nazionali e internazionali, non solo scongiurare il ricorso alle armi, ma anche evitare ogni discorso di odio, ogni riferimento alla violenza, ogni forma di nazionalismo che porti al conflitto. Non c’è più posto per le armi nella storia dell’umanità!”.
“Il nostro appello ai potenti della terra è che vedano la gente vera, i bambini, le madri, gli anziani. Che vedano i giovani impegnati al fronte. Non c’è nessuna ragione perché vengano uccisi, perché siano creati nuovi orfani e nuove vedove. Non c’è nessuna ragione per rendere ancora più povero un intero popolo. In questi 8 anni di guerra ibrida, sono già due milioni gli sfollati interni che hanno dovuto lasciare le loro case e si contano 14mila persone uccise. Non c’è una ragione per questa guerra e non c’è nessuna ragione per farla scoppiare adesso”.
“Per noi questa attesa dura da due anni. Eravamo pronti per questo viaggio del Papa a Malta per Pentecoste del 2020. Per noi è una grande gioia anche accogliere il Papa prima di Pasqua, il 2 e 3 aprile, anche perché per Malta, è la visita di un pastore amato molto dalla nostra gente. Spero che sia un invito a continuare quello che il Papa chiama l’incontro con la gioia del Vangelo. E la figura del papa per noi è proprio dell’uomo del Vangelo, dell’uomo della gioia e della buona notizia”.
Intervista al card. Cristóbal López Romero, arcivescovo salesiano di Rabat (Marocco): “Il titolo dell’incontro - dice - non mi convince del tutto. Preferirei: Mediterraneo, pace senza frontiere. Se l’Europa ha saputo - nonostante le sue numerose differenze nazionali, storiche, culturali e religiose - unirsi e praticamente cancellare i confini tra i 27 Paesi membri dell’Unione, perché non sognare un Mediterraneo in pace e senza frontiere, unito nella diversità?”
“Adesso è importare dire, a voce alta, no alla guerra. No alla guerra come strumento per risolvere i problemi geopolitici fra gli Stati. No al diritto del forte, ma sì alla forza del diritto. L’unico modo per evitare lo scontro militare è il diritto internazionale, il dialogo, la diplomazia. Per questo stiamo appoggiando ogni forma di dialogo, tra i potenti di questo mondo, affinché si possa evitare lo scontro armato. E vogliamo dire fortemente no alla violenza, che si sta alzando nel mondo come un’idolatria. Come cristiani dobbiamo dire che l’unico modo per superare le difficoltà è il rispetto, l’amore verso il prossimo e la solidarietà”.
“Dio ci aiuti a vivere i valori di unità, solidarietà, la fede e la speranza, non solo in eventi e momenti straordinari come quello che abbiamo vissuto per il piccolo Rayan ma nella vita di tutti i giorni perché ci sono tante ragioni per sentirci uniti e solidali”.
“La guerra è la peggiore risposta ai problemi. La nostra speranza oggi è che con la preghiera e il supporto della comunità internazionale, possiamo dire tutti no alla guerra. Stiamo assistendo con i nostri occhi ad una vera idolatria della violenza che si sta alzando nel mondo. Noi, come cristiani, dobbiamo dire a voce alta, no alle azioni militari come soluzione dei problemi. Solo il dialogo, la cooperazione, la solidarietà possono aiutarci a superare ogni tipo di difficoltà e crisi”.