La miniserie Netflix racconta povertà, emarginazione, sfruttamento, violenza in famiglia nell’America dei bianchi. La protagonista è una giovane donna che tenta disperatamente di sopravvivere insieme a sua figlia
Parlare lebbra oggi sembra anacronistico, un salto fuori dal tempo che ci spinge a scavare nelle pieghe della storia fino a riemergere in qualche passo della Bibbia o in racconti medioevali (basti pensare alla conversione di San Francesco). Eppure c’è chi si impegna per portare avanti instancabilmente il messaggio del giornalista e poeta francese Raoul Follereau perché la lebbra e, soprattutto, lo stigma dell’emarginazione non sono affatto sconfitti. È il caso di Aifo, l’Associazione italiana amici di Raoul Follereau, unica Ong italiana partner dell’Organizzazione mondiale della sanità, che proprio quest’anno festeggia i 60 anni dalla sua fondazione
Rassegna stampa dei giornali, recensione di libri e di testi di canzoni, ma anche lettura di guide turistiche per elaborare nuove proposte per scoprire la città. Si chiama “Idee per la mente” ed è il nuovo progetto dell’associazione d’Idee: “L’obiettivo è di capire meglio la realtà che c’è intorno”
“Il calore con cui tanti concittadini, nei momenti più difficili, hanno esposto la bandiera alle finestre di casa e intonato il Canto degli Italiani, ha segnato la memoria collettiva del Paese e richiamato il valore fondamentale della solidarietà e della coesione sociale. Tutte le istituzioni e le espressioni della società civile hanno saputo compiere la loro parte”.
Suggestivo, capace di un uso sapiente di buio e luce, e con un forte tema di fondo. Il presepio artistico realizzato da alcuni volontari della parrocchia della Natività della Beata Vergine Maria in Stra, visitabile tutti i giorni fino al 2 febbraio presso la chiesa parrocchiale, richiama il tema delle migrazioni forzate.
L’intervento di David Lazzari, presidente nazionale dell’Ordine degli psicologi: “A fronte dei miliardi investiti per fronteggiare la salute fisica nella pandemia, la salute psicologica è stata oggetto di attenzione e investimenti quasi inesistenti. Continuare a girarsi dall’altra parte appare in netto contrasto con l’idea di una società in transizione”
Un altro anno di pandemia, un altro anno di presepe che seppur tradizionale nell'ambientazione, richiama l’attualità assecondando la fantasia di un bambino di 9 anni che immagina una Betlemme ai tempi del Covid, ma con il vaccino.
L’autore del presepe è il piccolo Diego Ruzzon. Ad inviarci la foto la mamma Francesca.
Frauke Ossig, coordinatrice: "Sappiamo che ci sono ancora persone che hanno bisogno di aiuto nascoste nella foresta, ma nonostante il nostro impegno e volontà nell’assisterle, non siamo in grado di poterlo fare sul fronte polacco"
La scena della Natività riportata attraverso la sapiente piegatura di semplici forchette. Questa è l'idea del presepista Vito Ometto, un'idea che, in virtù della forza dell'immagine, fa trasparire il mistero della nascita di Gesù nelle linee di un unico materiale.