“Santità, sono lietissimo di porgerLe, a nome della Repubblica Italiana e mio personale, gli auguri più sentiti di buona e santa Pasqua. Quest’anno tutte le Chiese cristiane celebreranno in una stessa data la festa più importante dell’anno liturgico. Tale coincidenza, fortemente simbolica, esorta alla ricerca del dialogo e dell’unità”.
Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi
Cristiani, cattolici e ortodossi saranno uniti nel celebrare la passione, morte e resurrezione di Gesù. Nello stesso giorno, 20 aprile, cade la Pesach, la Pasqua ebraica. Un'occasione unica per pregare perché Gerusalemme, Santa tre volte, sia riconosciuta come esempio universale di convivenza pacifica, come Città del Dio della Pace
Rami di olivo e militari schierati a presidiare le chiese. Così, in Libano, ci si avvicina alla Pasqua. Da Beirut a Tripoli, alle città e villaggi più piccoli, dove essere cristiani significa manifestarlo in una molteplicità di confessioni
Siamo giunti alla celebrazione del venerdì santo: Gesù, condannato a morte, è condotto sul Golgota e muore in Croce. Mentre ci fermiamo a contemplare Cristo crocifisso e facciamo memoria del Suo amore per noi, della sua determinazione a portare a termine il progetto d’amore del Padre per l’umanità, vogliamo riflettere anche sulla dimensione umana di Gesù.
La croce non è punizione ma dono d’amore. Nella Pasqua, Cristo trasforma la morte in vita e ci invita a fare lo stesso: accogliere le fragilità, superare l’odio e rinascere all’amore che non muore
Sarà una Pasqua “tranquilla” quella che i cristiani siriani si apprestano a vivere domenica 20 aprile, la prima dopo la caduta del regime di Bashar al Assad. A testimoniarlo è il vicario apostolico di Aleppo, padre Hanna Jallouf che al Sir racconta tutta l’attesa per un rinnovamento nel Paese segnato dalla guerra civile scoppiata nel marzo del 2011. "Certamente - ammette mons. Jallouf - non mancano le difficoltà e le criticità in un Paese che deve ricostruirsi e nel quale i cristiani possono dare il loro contributo di dialogo e di convivenza. Sappiamo bene che non si ferma tutto al Calvario, che c’è la Resurrezione e la pace che proviene da Cristo risorto". Anche per la Siria
Di ritorno dalla città di Mandalay, epicentro del devastante terremoto che ha colpito il Myanmar il 28 marzo scorso, un missionario racconta cosa ha visto. "Il disastro è enorme. Il volto, gli sguardi, la voce delle persone lo raccontano chiaramente: come potremo saltar fiori da questo enorme male? Ce la faremo a recuperare forze, energie, capacità, voglia, … per ricominciare ancora la vita?"