"Si riporterebbe a una condizione di legalità una realtà fatta di lavoratori impiegati nei campi come braccianti e nelle nostre case come colf e badanti". Luciana Lamorgese, ministro dell'Interno, lo dice rispondendo al Question time nell'Aula del Senato
Un nuovo rapporto di Oxfam: “Situazione drammatica, che sta compromettendo definitivamente la possibilità di contenere la pandemia da coronavirus in tutti quei Paesi attualmente in conflitto” Petizione per chiedere il “cessate il fuoco”
Parla Susana del Pilar Veloz Gálvez, direttrice della Fondazione arcidiocesana Nueva Vida: “Ci sono stati già oltre 10 mila morti. La situazione è grave”
Un cartoon educativo per imparare a conoscere le buone pratiche per vivere il mare senza danneggiarlo. E' l'animazione realizzata dall'Università di Padova pensato per i piccoli, ma a che per i più grandi ospiti degli oltre 80 porti turistici italiani. si intitola "Vivi il mare responsabilmente". Una iniziativa che mira a stimolare i nostri comportamenti responsabili e a vigilare sul nostro mare e che rientra fra le tante altre opportunità che Darsena Le Saline e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova propongono anche alle scuole, come le visite al museo di Zoologia Adriatica Giuseppe Olivi o l’adozione di buone pratiche per vivere il mare senza danneggiarlo.
Cosa accadrebbe se in queste settimane un programma televisivo italiano scegliesse una famiglia, che a causa del Covid-19 si è impoverita, per portarle regali e sollievo? Il moto ondoso più corposo non sarebbe più quello delle lacrime di commozione. In pochi minuti si scatenerebbe sui social la virulenza cieca della rabbia: lo sdegno per non essere stati scelti leggerebbe quell’azione come ingiusta fino a poter essere letta come affronto e torto assoluto. Perché così gli ultimi tre anni di discorsi d’odio hanno mutato radicalmente le narrazioni individuali e collettive, sicché ora la narrazione portante è l’invidia che giustifica l’assalto. E allora il tema che è il cuore del futuro adesso, forse, è uno solo, ed è anche questo antico: è questione di coscienza.
"Sono stata tre ore ostaggio di Al Shabaab, con addosso il sangue di mio marito e una nuova vita in grembo. Lei è stata prigioniera 18 mesi: non potete nemmeno immaginare cosa abbia sofferto". A parlare da Mogadiscio è Mariam Yassin Hagi Yussuf
Questo tempo di emergenza sanitaria porta alla luce molte situazioni di disagio, di sofferenza e sicuramente non mancano anche gli episodi di microcriminalità. L’assenza di movimento di una grande fetta della popolazione determina l’accentuarsi e l’emergere con maggiore evidenza di altre situazioni, ma fare di tutte le erbe un fascio manca di rispetto alle persone, ai luoghi, alla verità oggettiva.