Redazione

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Ucraina: l’impegno della Caritas italiana

Più di tre anni di conflitto hanno lasciato l'Ucraina in una situazione umanitaria tragica. Oltre 12,7 milioni di persone hanno bisogno urgente di assistenza, mentre 6,8 milioni di rifugiati ucraini sono fuggiti nei Paesi vicini in cerca di sicurezza. Dentro i confini ucraini, oltre 3,6 milioni di persone sono sfollate, costrette ad abbandonare case e vite precedenti. Dal febbraio 2022, Caritas è in prima linea, offrendo assistenza medica, psicologica e sociale, con un focus speciale sulla protezione delle persone più vulnerabili.

Ucraina: tre anni di guerra, tre anni di missioni umanitarie

I volontari della parrocchia di Santa Maria Assunta di Maccio, piccolo centro in provincia di Como, a ridosso del fronte ucraino per sostenere la popolazione oppressa dalla guerra. Un nuovo viaggio per consegnare 13.000 chilogrammi di generi di prima necessità e raccogliere testimonianze di chi invoca giustizia e pace. Di città in città, a ridosso della linea del fronte in Ucraina, a tre anni dall'inizio della guerra, il racconto dell'ultima missione di "Frontiere di Pace”, piccola ma significativa realtà che ha base nella parrocchia di Maccio.

Da tre anni abbiamo scelto di “abitare questo conflitto” con tanti giovani che credono nella nonviolenza

Operazione Colomba, Kherson. "Da tre anni abbiamo scelto di 'abitare questo conflitto' con tanti giovani che, come noi, credono in un approccio nonviolento. Non sappiamo ancora come riusciremo a mantenere la promessa, ma non possiamo abbandonare chi è rimasto qui. Condividiamo con loro ogni giorno rischi e difficoltà. Dobbiamo però fare di più! La nonviolenza è un percorso che cura le ferite, ma ha bisogno di essere sostenuta da gesti concreti. Non possiamo limitarci ad assistere inerti, e né lasciare giocare i potenti a fare politica con la vita e i beni altrui. Amare significa non abbandonare. Lavorare per la pace vuol dire mettersi in gioco per un futuro migliore, garantito a tutti e non solo a pochi".

Spiritualità: “Una solitudine ospitale”, intervista a Frédéric Vermorel, l’eremita contemporaneo

Nel cuore della modernità, tra il frastuono della vita quotidiana e la ricerca incessante di connessioni digitali, esiste ancora chi sceglie la solitudine come via di conoscenza e di ascolto. A raccontare al Sir la sua storia è Frédéric Vermorel, autore del libro “Una solitudine ospitale. Diario di un eremita contemporaneo”. E lo fa sfatando il mito dell'isolamento assoluto e offrendo una prospettiva su un'esistenza fatta di preghiera, riflessione e accoglienza che potrebbe riassumersi in due verbi: accogliere e ascoltare.