Nei giorni della 50° Settimana sociale dei cattolici in Italia il loro gazebo era in piazza Attilio Hortis, a Trieste, tra quello degli scout adulti del Masci e quello di Pax Christi, in co-abitazione (loro ci sono abituati) con altre comunità formate da famiglie in giro per l’Italia.
Una serie di bombardamenti hanno provocato in più città e zone del Paese, stando a bilanci almeno 41 morti e 166 feriti. A essere colpito anche l'ospedale pediatrico Ohmatdyt, la principale struttura del genere a livello nazionale
Da giovedì scorso (20 giugno, ndr) l’Opsa per la prima volta ha abbassato il ponte levatoio e non è più una fortezza in cui, si diceva, sarebbero rinchiusi uomini che non hanno la possibilità di vivere tra noi.
Per molti di loro si è trattato della prima esperienza ad una Settimana sociale. Ma questo non li ha intimoriti, anzi. Stimolante e arricchente – raccontano – è stato il confronto intergenerazionale “oltre alla possibilità – confessa una di loro – di conoscere personalità di spicco che da cittadina comune non mi sarebbe stato possibile incontrare”. Il Sir ne ha avvicinati alcuni, raccogliendo vissuti, pareri, proposte. In eventi come quello triestino “è importante che continuino ad essere messi nella mani dei partecipanti strumenti e parole per fare e dire, per poter agire anche nei territori di appartenenza”
Nel Paese “c’è sicuramente un grande disorientamento su quello che la politica fa” anche per la “conflittualità, che è ritenuta eccessiva”. Ma – spiega il segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici – “non dobbiamo pensare che i cittadini non desiderino più partecipare o non desiderino più un’offerta politica ricca”. A Trieste “il clima che si è respirato fin da subito è stato molto buono”, aggiunge, evidenziando che “abbiamo capito che è importante fare rete”. Conclusi questi giorni, si riparte con “la consapevolezza che è possibile lavorare sui territori come abbiamo fatto qui”
I risultati di uno studio internazionale svolto in collaborazione con l'Istituto Auxologico Italiano e l’Università di Milano. “Potrebbe migliorare la capacità di diagnosticare la malattia in stadi più precoci”
Il monito della Fondazione Soleterre che si sta occupando da mesi della riabilitazione dei bambini malati o feriti e amputati per via della guerra: “Inaccettabile colpire un ospedale: lo spazio umanitario va protetto a ogni costo”. Unicef: “Gli attacchi devono finire”