La pandemia ha dimostrato a caro prezzo in tutto il mondo quanto le leadership populiste siano incapaci a gestire emergenze reali e non costruite ad arte con spregiudicate campagne propagandistiche.
Tra martedì e mercoledì le Camere hanno dato il via libera alla proroga dello stato d'emergenza, prolungato fino al 15 ottobre con deliberazione del Consiglio dei ministri. Le risoluzioni approvate, presentate dalle stesse forze di maggioranza, hanno fissato una serie di criteri che circoscrivono l'ampiezza del provvedimento e impegnano il governo al sistematico coinvolgimento del Parlamento. Del resto, se le ragioni dell'emergenza sono ancora obiettivamente attive – soprattutto se si guarda al contesto internazionale – la situazione consente di individuare procedure meno convulse rispetto alla prima fase della pandemia
L'Italia è uscita molto bene dal negoziato europeo sul Recovery Fund, tuttavia il quadro politico interno continua ad apparire fondamentalmente instabile.
Da un lato il successo del negoziato europeo che apre prospettive inedite e irripetibili per il nostro Paese e per tutta l'Unione. Dall'altro i dati drammatici sull'occupazione – flagellata dagli effetti della pandemia – che l'Istat continua a snocciolare nell'assolvimento del suo compito istituzionale. Oggi la politica italiana si trova all'interno di questi due poli ed è chiamata a dare risposte all'altezza della sfida. Intanto, internamente, in Parlamento incombono votazioni importanti.
Il provvedimento viene da lontano. Il Forum delle associazioni familiari si batte per l'assegno unico da anni, con una tenacia che non è mai venuta meno di fronte ai continui rinvii e alle promesse non mantenute. Adesso la misura viene a inserirsi nella strategia complessiva che il Governo ha recentemente elaborato nel cosiddetto Family Act, di cui l'assegno rappresenta uno dei pilastri principali. Ma in sede parlamentare c'è stato il concorso di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, e questo clima collaborativo induce a ipotizzare che il definitivo passaggio in Senato possa essere rapido e positivo. Dopo di che l'esecutivo avrà dodici mesi di tempo per esercitare la delega ricevuta dalle Camere, che hanno anche fissato i criteri a cui i decreti legislativi di attuazione dovranno attenersi
Il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio proroga sino alla fine del mese le misure previste dal Dpcm precedente, quello dell'11 giugno. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, riferendo in Parlamento ha ricordato le misure principali che restano in vigore. Tra queste ha sottolineato l'obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi; il rispetto del distanziamento e il divieto di assembramenti; le sanzioni penali per chi vìola l'obbligo di quarantena; l'obbligo di rispettare il protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro; il divieto d'ingresso o la quarantena per chi arriva da Paesi extra Ue e controlli più stringenti in porti, aeroporti e luoghi di confine. Rispetto alla previsioni della vigilia, non c'è stato il via libera per sagre, fiere ed eventi pubblici come pure per le discoteche al chiuso
“Per violazione dell’articolo 3 della Costituzione”, la Corte costituzionale ha bocciato una delle norme più controverse del primo “decreto sicurezza”, il provvedimento varato nel 2018 dal governo giallo-verde e uno dei cavalli di battaglia dell'allora ministro dell'Interno Salvini. La norma è quella che preclude l'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo, rispetto alla quale i tribunali di Milano, Ancona e Salerno avevano sollevato la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. La sentenza della Corte costituzionale è giunta nel momento in cui si stava finalmente ponendo mano a una revisione del sistema introdotto dai decreti Salvini
Il nodo di fondo che ha reso così faticosa la gestazione del decreto - licenziato in un Consiglio dei ministri concluso alle 4 del mattino - è stato quello di conciliare l’urgenza di semplificare drasticamente le procedure, soprattutto in materia d’appalti e di responsabilità dei funzionari pubblici, e l’impegno a non spalancare la porta al malaffare e alle infiltrazioni mafiose