Storie
Che ci fanno delle pecore al pascolo lungo gli argini dell’Adige nella Bassa Padovana?
«Più che un lavoro, la definirei una passione»: a parlare così è Daniele Morandi, 30 anni, che con il fratello Nicola che di anni ne ha 27, prosegue l’attività di allevamento di ovini, pecore e agnelli soprattutto, a Borgoforte, la frazione di Anguillara Veneta posta sulla sponda sinistra del fiume. Qui oltre un secolo fa, ai primi del ‘900, arrivò dall’Appennino modenese, in cerca di pascoli, il nonno di Daniele, con circa 300 animali. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’allevamento cambiò modalità: «In quegli anni, dedicammo la nostra attenzione e le risorse all’allevamento delle pecore per la produzione di latte. Questo cambiamento di approccio rifletteva non solo una maggiore consapevolezza dell’importanza del settore lattiero-caseario, ma anche una risposta alle esigenze crescenti delle comunità rurali per fonti alternative di sostentamento», evidenzia Daniele Morandi. Erano gli anni della ricostruzione e la Bassa Padovana era terra di grande emigrazione verso le grandi città del Nord Italia, ma anche all’estero.
Verso la fine del secolo scorso all’allevamento da latte viene affiancato l’allevamento da carne della razza gigante d’Italia: la Bergamasca. Questo segnò un’espansione significativa delle attività agricole, con gli allevatori che riconobbero il potenziale della razza Bergamasca per la produzione di carne di alta qualità. Fu una scelta intrapresa da Orazio Morandi, padre di Daniele e Nicola, in sostanza la seconda e la terza generazione dei pastori, che ormai possiamo definire padovani.
«Da bambini noi amavamo seguire il papà in azienda e se i nostri amichetti giocavano con la Playstation, noi ci divertivamo con gli agnellini, tanto che poi per noi è stato naturale affiancarci a nostro padre nella gestione dell’allevamento», dice il figlio più giovane, Nicola. Legati a una tradizione più che secolare, ma aperti all’innovazione e anche ai cambiamenti, i Morandi da alcuni anni hanno fatto un passo importante, che illustra Daniele: «I termini qualità e sostenibilità guidano ormai da tempo la nostra attività, così ci siamo dedicati alla creazione di un ambiente in cui il benessere degli animali e la purezza dei prodotti fossero prioritari. Nel 2020 decidemmo di assumere il controllo diretto della nostra filiera di produzione, ponendo le basi per un approccio integrato e responsabile alla lavorazione della carne. La nostra azienda può essere definita a filiera corta, biologica e controllata, perché tutta la carne viene poi lavorata nel nostro laboratorio di Borgoforte e distribuita all’ingrosso a ristoranti e supermercati, ma anche nel nostro spaccio aziendale». Gli fa eco Nicola: «Attualmente, duemila capi pascolano nelle nostre terre per sette mesi all’anno, distribuite tra Padova e Rovigo. Durante i cinque mesi estivi trasferiamo il nostro bestiame sull’Altopiano dei Sette Comuni, garantendo loro pascoli rigogliosi e aria fresca».
La transumanza è stata inserita nel 2019 dall’Unesco nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. È uno dei metodi di allevamento più sostenibile ed efficiente perché gli animali seguono il flusso della natura, anche se la loro presenza nel territorio può essere vista un ostacolo per il traffico. «È quindi importante ricordare che crea biodiversità, aumenta la resilienza del suolo, aiuta il recupero di zone marginali di territorio», sottolinea Daniele.
I Morandi, infatti possono contare su circa 300 ettari di prati, che vengono sfalciati per gli animali che tornano dal pascolo. Le stalle della Filiera Morandi sono moderne e dotate di apparecchi per il raffrescamento e la pulizia dell’aria, con la possibilità di uscire all’aria aperta in autonomia. La macellazione, come detto, avviene all’interno dell’azienda: «è un processo pensato per non stressare l’animale ed è gestito con rispetto e senza trascurare alcun aspetto, conferendo alla macellazione il suo significato specifico, anche riguardo il rituale Halal».
Con la lana derivante dalla tosatura, poi, vengono confezionate le borse per la spesa che possono essere ovviamente riutilizzate per lungo tempo, oltre a essere composte di materiale totalmente biodegradabile e compostabile. Orazio, Daniele e Nicola Morandi hanno dunque una grande attenzione per l’ambiente: la filiera della lana ha un impatto minore, infatti, nel ciclo del carbonio.
Il concetto di economia circolare trova pratica attuazione nella Filiera Morandi di Borgoforte, dove in via sperimentale, si sta attivando un gruppo di ricerca per ottenere dagli scarti di macellazione il naturale processo di “lombricompostaggio” ovvero lombrichi che degradano gli scarti organici producendo humus ad alto valore agronomico.
Il 2026 è stato proclamato anno internazionale dei pascoli e dei pastori dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, risoluzione avanzata dalla Mongolia e sostenuta da circa sessanta Stati membri, poi approvata il 28 gennaio 2022. La proposta, supportata da 102 Paesi e 409 organizzazioni, vuole riconoscere il contributo strategico di tali elementi alla sostenibilità ambientale, allo sviluppo economico e alla sicurezza dei mezzi di sussistenza di milioni di persone nel mondo. L’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori mira a rafforzare la consapevolezza pubblica e politica circa l’importanza della salute dei pascoli e della pastorizia sostenibile. Tra gli obiettivi principali di tale iniziativa figurano il miglioramento della produttività del settore zootecnico, la promozione di investimenti responsabili e il sostegno a una gestione del territorio coniugante tutela degli ecosistemi e redditività economica.

Per la festa di Sant’Antonio abate, protettore degli animali e patrono di Borgoforte, che cade il 17 gennaio, al termine della messa del mattino si tiene da tempo immemore la benedizione degli animali. Sant’Antonino, di origini egiziane, chiamato così dai fedeli per distinguerlo dal Santo di Padova, è raffigurato sempre con un porcello munito di campanella.