Se chiediamo a un qualunque dizionario l’etimologia del termine “pedagogia”, ci risponderà più o meno così: è un vocabolo che ha origine dal greco antico, composto da pais (bambino, ragazzo) e ago (guidare, condurre, accompagnare). All’origine dunque sta l’idea che i bambini e i ragazzi, per crescere, hanno bisogno di qualcuno che li accompagni; poi per estensione il termine è andato a indicare l’intuizione molto bella che a tutti, adulti e anziani compresi, fa bene essere accompagnati! Oggi infatti la pedagogia – continuano i dizionari – non si limita alla fanciullezza, ma è intesa come la scienza generale che studia i processi educativi, formativi e di apprendimento della persona durante l’intero ciclo di vita. Nel tempo di Quaresima ci hanno accompagnato alcuni incontri del Vangelo secondo Giovanni: la samaritana, con quel dialogo lungo e articolato; il cieco nato, sballottato di qua e di là tra farisei, curiosi, genitori; infine Maria e Marta, le sorelle di Lazzaro, e la complessa “trattativa” con l’amico Gesù. E così, domenica dopo domenica, abbiamo imparato a conoscere un Gesù che non ha fretta di “dire la verità”; ma accompagna con pazienza, aspettando i tempi e rispettando la sensibilità di ciascuno. A questo punto non ci sarà sembrato strano che con i due discepoli di Emmaus (Vangelo della sera di Pasqua) Gesù si sia fatto undici chilometri a piedi pur di dedicare tutto il tempo necessario a stare con loro, prima di farsi riconoscere nello spezzare il pane. Proprio con un versetto dell’episodio di Emmaus possiamo sintetizzare la pedagogia di Gesù, che è poi la nostra come catechisti, educatori e accompagnatori: «Camminava con loro». In queste tre parole non ci sono i dettagli (assolutamente importanti) della tecnica; c’è il fondamento: la scelta di camminare insieme. È lo stile di Gesù, è la nostra vocazione.