Chiesa
«Un’ospitalità non teorica, fatta solo di belle parole, ma pratica». Il pastore luterano Johannes Ruschke, da molti anni qui in Veneto, riassume così i sessant’anni della cappella ecumenica San Giuseppe, in piazza Sacro Cuore ad Abano Terme, che si sono celebrati lo scorso 16 gennaio. Sotto lo stesso tetto,
a pregare insieme, c’erano i tre volti dell’unica fede che abita il territorio: la parrocchia cattolica guidata da don Paolo Bortolato, la comunità ortodossa romena con padre Costel Calanciuc e la comunità evangelica luterana di Venezia rappresentata da Ruschke.
Per capire la portata di questo luogo bisogna riavvolgere il nastro alla metà degli anni Sessanta. Abano era il cuore del termalismo europeo, frequentata massicciamente da ospiti di lingua tedesca. Fu l’intuizione di Friedrich Kirschner, ingegnere all’Hotel Colombo, a intercettare questo bisogno spirituale. Lui luterano, la moglie Ludovica cattolica: desideravano uno spazio di preghiera condiviso. Trovarono ascolto in don Marcello Pulze, allora parroco, che colse la sfida. Nata nel 1966 per le messe in tedesco, la struttura allargò presto le braccia. «A Pentecoste del 1968 vi fu celebrato il primo culto luterano – ha ricordato il pastore – Questa cappella è stata una delle prime in Europa a vocazione realmente ecumenica». Una storia di gesti concreti: indimenticato don Aldo Fabris che, per oltre vent’anni, suonò l’organo durante i culti dei “fratelli separati”, tessendo l’unità sugli spartiti.
Oggi la cappella San Giuseppe non è più solo un servizio per che frequenta le terme, ma il baricentro della comunità luterana di Venezia (che copre quasi tutto il Veneto). Il pastore stesso risiede ad Abano, dove avvengono la maggioranza delle celebrazioni. «I culti si vivono in due lingue, tedesco e italiano – spiega Ruschke – perché la partecipazione è mutata: se i turisti sono diminuiti, molti italiani si avvicinano alla nostra spiritualità».
La celebrazione del 16 gennaio, che ha anticipato la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ha visto la partecipazione di circa cento persone. Nell’omelia, la figura di San Giuseppe è stata riletta in chiave inedita: non solo custode, ma patrono capace di accogliere i Magi, stranieri venuti da lontano, fidandosi di Dio. Tra canti e un momento conviviale, Abano ha rinnovato la sua vocazione: essere terra di acque che risanano il corpo, ma anche laboratorio dove, da sei decenni, si cura l’unità dello Spirito. «Per una comunità piccola come la nostra l’ecumenismo è fondamentale – conclude il pastore Ruschke – serve ad avere la forza, la consolazione degli altri sacerdoti. Questa ospitalità che ha dato san Giuseppe vogliamo darla anche noi».