Card. Camillo Ruini. Una fede semplice e chiara che ha segnato la Chiesa italiana tra due secoli
Dalla scelta del sacerdozio alla guida della Cei, passando per il vicariato di Roma e il progetto culturale orientato in senso cristiano, il cardinale Camillo Ruini ha attraversato da protagonista il lungo tempo del Concilio. Uomo di pensiero e di governo, fedele alla Chiesa e attento al bene comune, continua a rappresentare una figura capace di suggerire nuove sintesi nel pontificato di Leone XIV
Una fede semplice e chiara: che lo ha portato a scegliere, anche di fronte alle perplessità della famiglia, il sacerdozio e a viverlo con coerenza e pienezza. In fin dei conti il profilo del cardinale Ruini è proprio qui. Tutta la sua biografia parte ed arriva a questo dato. Che è alla base dei tratti più significativi della sua opera, che ne fanno uno dei protagonisti della vita ecclesiale e civile nei decenni accelerati tra ventesimo e ventunesimo secolo.
Una fede semplice e chiara gli ha dato grande libertà e coraggio, nelle situazioni più diverse: dalla formazione al collegio Capranica e alla Gregoriana, alla diocesi di Reggio Emilia, nell’insegnamento allo studio teologico alla promozione di tante attività pastorali, in particolare con i giovani, alla segreteria e alla presidenza della Cei, all’ufficio di vicario di Roma nei lunghi anni del pontificato di Giovanni Paolo II.
Di qui una inedita capacità di sintesi creativa. Ruini è stato insieme uomo di pensiero e di governo. In questo senso ha perfettamente incarnato il tracciato del Concilio: tutto il suo ministero si colloca proprio nel tempo lungo del Concilio, che continua oggi nel pontificato di Leone XIV. E non è un caso che l’ultima uscita pubblica del Cardinale Ruini sia stata proprio un colloquio con il Papa a pochi giorni dalla sua elezione, quasi a chiudere e rilanciare un percorso, da Giovanni Paolo II appunto a Leone.
Ecco allora il terzo tratto, una profonda fedeltà alla Chiesa e un sereno realismo, che diventano pungolo all’impegno, suo personale prima di tutto, che poi diventa contagioso. Un impegno che sa essere anche sportivamente agonistico.
Il resto è cronaca, delle tante opere che ha costruito, a Reggio Emilia prima e poi a Roma e nella dimensione nazionale, delle tante energie che ha suscitato, fino a che il “ruinismo” è diventato anche una voce enciclopedica, che si può anche consultare on-line. Ruini, pur appassionato di politica, si caratterizza per una postura istituzionale: si trova a sostenere l’unità politica dei cattolici fino alla fine del soggetto politico, la Dc, che cercò in ogni modo di puntellare. E nel confuso bipolarismo italiano propone la Cei e il mondo cattolico italiano come soggetto sociale e istituzionale, cercando di tutelare e sviluppare quegli interessi che di fatto non sono di parte, ma sono legati al bene comune. Del cosiddetto “ruinismo” l’apogeo è stato il referendum del 2005 per l’abrogazione della legge sulla procreazione assistita. Promosse con convinzione la campagna per provocarne il fallimento, che fu il più clamoroso dalla storia italiana.
Ruini interpretava e guidava, su preciso mandato di papa Giovanni Paolo II, una Conferenza episcopale consapevole della sua soggettività ed attiva nel coinvolgere in forme nuove di collaborazione e corresponsabilità i tanti soggetti della complessa ed articolata realtà ecclesiale, in dialogo con la società e le istituzioni. Imperniato sul progetto culturale orientato in senso cristiano, questo processo tuttavia si frammenta con l’uscita di scena per raggiunti limiti di età.
In un quadro del tutto nuovo, proprio guardando ad una nuova sintesi, sulla linea della recente enciclica Magnifica Humanitas, la figura di un costruttore fedele e creativo come il cardinale Ruini molto può suggerire.