Caritas sant’Antonio, 3,8 milioni per gli ultimi del mondo. E ora un ospedale mobile per ridare la vista ai bambini del Benin
Presentato a Padova, al Santo, il Bilancio sociale 2025 dell'ente caritativo dei frati minori conventuali: 122 progetti in 40 Paesi e oltre 454mila beneficiari. Insieme al bilancio è stato lanciato il "Progetto 13 Giugno 2026", una clinica oculistica itinerante per la savana beninese. Accanto ai numeri, le testimonianze di fra Valerio Folli e della Comunità San Francesco di Monselice, che da 46 anni cura le dipendenze: «Le sostanze sono molto democratiche, raggiungono anche frati e sacerdoti»
Numeri che diventano volti, e volti che diventano speranza. È questo il filo che ha tenuto insieme l’incontro “Dalla gente per la gente, Caritas sant’Antonio incontra la città”, andato in scena nella Sala dello Studio Teologico al Santo nell’ambito del Giugno Antoniano 2026. Qui Caritas sant’Antonio ETS, braccio caritativo dei frati minori conventuali del Nord Italia, ha presentato la quarta edizione del suo Bilancio sociale e, insieme, ha lanciato la sfida dell’anno: il “Progetto 13 Giugno 2026”.
A introdurre lo spirito della mattinata è stato il rettore della Basilica, fra Antonio Ramina, che ha ricordato come da sempre il volto del Santo non sia solo devozionale: «”Vangelo e carità” è il motto sintetico che ormai da decenni cerca di esprimere tutte le iniziative di solidarietà e di carità che concretamente trovano poi realizzazione soprattutto attraverso la Caritas Antoniana».
Poi i numeri, presentati dal direttore fra Valerio Folli. Sintetizzati in una frase che fa da titolo al bilancio: «Il valore e il cambiamento generati dalla Caritas sant’Antonio». Perché, ha spiegato il frate, l’obiettivo è «realizzare qualcosa non solo di nuovo, ma qualcosa anche di duraturo nel tempo per i beneficiari». Nel 2025 l’ente ha lavorato in 40 Paesi su quattro continenti, con l’Africa in testa e la Repubblica Democratica del Congo come Stato più sostenuto. «Abbiamo ricevuto più di 200 proposte progettuali nel 2025, di cui 123 sono state approvate, ma solo 122 sono state finanziate per un valore di oltre 3.800.000 euro», ha precisato Folli. I beneficiari diretti hanno superato i 450mila, e il 94,8% appartiene a comunità rurali, di periferia.
La bussola è lo sviluppo umano integrale: non solo dare ciò che serve per sopravvivere, ma «avere a disposizione quegli strumenti attraverso i quali possono diventare attori degni della loro stessa vita, del loro stesso futuro». Trasparenza confermata anche dai conti: il 94% delle risorse va ai progetti, solo il 6% ai costi di gestione.
Ma “dietro i numeri ci sono persone”, come ha ricordato il moderatore fra Giancarlo Zamengo. E la persona, qui vicino a noi, l’ha portata in sala Monica De Angeli, direttrice della Comunità San Francesco di Monselice, nata dalla carità antoniana e attiva da 46 anni sul fronte delle dipendenze. La sua testimonianza ha scosso: «Padova purtroppo ha un triste primato, perché è considerata la capitale veneta delle droghe». Cinque i programmi di trattamento, dal nucleo mamme tossicodipendenti con i figli — «Attualmente abbiamo 15 mamme che stanno seguendo il percorso residenziale intensivo con i loro 19 cuccioli» — fino a quello, sorprendente, dedicato ai consacrati. «Le sostanze, come dico sempre, sono molto democratiche, pertanto raggiungono anche i frati e i sacerdoti», ha spiegato. E ha lanciato un appello contro lo stigma: «Però sono persone uguali a noi, uguali assolutamente a noi che sviluppano delle fragilità che una società comunque civile deve poter anche pensare di trattare come gli altri».
Lo sguardo si è poi spostato lontano, in Benin, dove la cataratta infantile condanna migliaia di bambini al buio e all’analfabetismo. Il “Progetto 13 Giugno 2026” punta a rinnovare la clinica oculistica mobile avviata da Danilo, ex imprenditore divenuto missionario laico. Folli ne ha raccontato l’intuizione, nata dall’ascolto: «”Ma perché la gente deve spostarsi? Perché deve lasciare il proprio villaggio, deve spendere tanti soldi per andare a curarsi? Vado io”». Un’unità ospedaliera itinerante — ambulatori e sale operatorie su semirimorchi — che raggiunge i villaggi più remoti, fino al Togo. «Lui è arrivato dicendo “Ma questo è il progetto, poi ci sarà la Provvidenza che farà la sua parte”. Ecco, io penso che la Provvidenza stia facendo la sua parte», ha concluso il direttore. Bastano 30 euro per i kit di prevenzione, 50 per un paio di occhiali, 100 per la strumentazione chirurgica.