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Carmine e Campagna Lupia. Il grest solo d’estate? Assolutamente no
Nella parrocchia del Carmine, a Padova, il grest di fatto dura tutto l’anno.
ChiesaNella parrocchia del Carmine, a Padova, il grest di fatto dura tutto l’anno.
«Quando si pensa al grest – racconta Francesco Drago – di solito si pensa a quelle due o tre settimane estive all’insegna del gioco e dell’intrattenimento, ma spesso si trascura il fatto che prima di arrivare a quel punto c’è una lunga preparazione che richiede tempo e risorse, in un investimento molto incerto». Nel “team” del grest fanno parte numerose persone e realtà: dagli adulti che allestiscono i locali fino alle famiglie, che, portando il loro bambini al grest, si avvicinano per la prima volta alla parrocchia. E poi c’è il gruppo degli animatori: «Dopo la pandemia non è stato scontato ripartire. La risposta era stata un po’ fredda. Poi, una domenica di aprile, abbiamo trovato fuori dal patronato un gruppetto di nuovi ragazzi che avevano scelto di rispondere alla chiamata». Grazie all’equipe dei responsabili, da settembre ad aprile c’è una formazione degli animatori legata a un tema, quest’anno quello del servizio: «Abbiamo proposto ai ragazzi esperienze di servizio in realtà diverse della nostra Diocesi». Ad aprile, poi, si comincia a mettere mano alle attività: «Hanno uno spirito molto pratico e dunque necessitano di cimentarsi nel concreto». L’attenzione, nel grest, poi, è formare contemporaneamente sia i ragazzi che gli animatori, con laboratori e momenti di riflessione. La serata finale, poi, «è un momento speciale», in cui si vede «il riscontro delle famiglie e il loro entusiasmo», ma anche un momento per coinvolgere l’intera comunità: «Sono momenti costruttivi di crescita». Grandi cambiamenti negli ultimi anni nel grest di Campagna Lupia, con un passaggio di consegne tra lo staff di una cooperativa che coordinava le attività a un’equipe composta da giovani cresciuti nel grest. «La nostra scommessa – spiega Martina Lazzari – era quella di arrivare alla piena autonomia, facendo piccole scelte concrete, come far guidare la preghiera agli animatori. Da un’esperienza di gioco e di divertimento siamo passati a un’esperienza di evangelizzazione e di educazione». Lo si è ottenuto nella condivisione delle mansioni – anche quelle logistiche e organizzative – tra tutti gli animatori e al supporto degli adulti del circolo Noi. «La nostra equipe ha fatto da collante tra il gruppo educatori e la comunità, i ragazzi e le famiglie, il parroco e il circolo Noi. Allo stesso tempo, però, abbiamo sempre cercato di spronare gli educatori a creare questi rapporti per primi, soprattutto con il parroco e con gli adulti».
Andrea Canton