Idee
«Riconoscere l’approccio sanitario integrato alla violenza significa dare forma scientifica e politica a una necessità reale di salute pubblica, che consiste in prevenire, curare e restituire dignità alla persona e alla collettività». Si chiude così, con queste parole, la “Carta di Padova 2026 – verso un approccio sanitario integrato alla violenza”, un documento che nasce dalla ricerca universitaria applicata al lavoro clinico dei medici voluto dall’Università di Padova e Azienda Ospedale-Università di Padova che hanno stilato, prime in Italia, questo documento che pone la necessità di un approccio operativo, medico e scientifico nei casi di persone vittime di violenza. Le vittime – bambini, adulti e anziani – si rivolgono alle strutture sanitarie con sintomi che spesso non sono collegati alla violenza subita: trauma, deperimento organico, ritardo nello sviluppo, depressione. Eppure un approccio che sappia cogliere i segni della violenza è fondamentale per poter aiutare i più fragili e da qui il ruolo strategico del personale sanitario nel capire e curare.
La Carta di Padova è stata presentata al Bo con un convegno che ha introdotto il tema della violenza a partire dal fatto che la stessa Organizzazione mondiale della Sanità lo riconosce come una priorità di salute pubblica. La rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli, presentando la giornata ha sottolineato: «La violenza è una realtà che attraversa la società e lascia segni profondi nelle persone. Parliamo di ferite visibili e invisibili, sofferenze che entrano nei pronto soccorso e nei reparti e non sempre sono riconosciute per quel che sono e affrontate fuori da una prospettiva complessa. Occorre costruire risposte più consapevoli e coordinate perché curare la salute significa prendersi cura anche della dignità delle persone».
La presidente della Commissione parlamentare di inchieste sul femminicidio e su ogni forma di violenza, Martina Semenzato, ha insistito sulla necessità di comprendere le conseguenze fisiche, psicologiche e anche le epigenetiche «questo aspetto non riguarda solo le donne, ma anche i figli che assistono alla violenza…Tematiche nuove, mai arrivate in Commissione, ma che andranno assolutamente affrontate, così come le riflessioni sulla violenza agli operatori sanitari direttamente sui posti di lavoro. Che, anche in questo caso riguarda al 90 per cento donne».
La Carta insiste sul fatto che, data la rilevanza del fenomeno ancora largamente sottostimato, è urgente riconoscere la necessità di «istituire un approccio sanitario integrato alla violenza ovvero una rilettura della violenza in chiave sanitaria da fondare su solide basi scientifiche e professionali. Per costruire e implementare un approccio sanitario integrato alla violenza è necessario un impegno collettivo, articolato e di medio-lungo periodo, da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti» e quindi moduli dedicati all’approccio sanitario integrato alla violenza nei corsi di laurea di medicina e chirurgia e delle professioni sanitarie, inclusione nei Piani sanitari nazionali e regionali di indirizzi di politica sanitaria e programmi operativi specifici sulla violenza come tema di salute pubblica e di istituire osservatori per la raccolta sistematica dei casi di violenza.
In sostanza la Carta di Padova 2026 rappresenta un appello alla partecipazione, alla responsabilità e all’azione: «Si chiede al mondo della sanità, della formazione, della ricerca e della programmazione pubblica di affiancarsi, per quanto di competenza, alle realtà della società civile impegnate nel contrasto alla violenza».