Idee
È un caldo sabato estivo quello del 24 giugno 2023, quando un folto gruppo di persone si riunisce all’esterno di quella che fu la base 1° Roc sul Venda. Sta per compiersi probabilmente l’ultimo atto della storia dell’ex sito militare, con l’inaugurazione di un cippo di trachite euganea per ricordare il personale militare e civile che per anni ha lavorato nella base.
Alla cerimonia partecipano autorità locali, alcuni cittadini e diverse associazioni d’arma e combattentistiche tra cui AssoArma, Arma Aeronautica-Aviatori d’Italia, oltre a coloro che hanno fortemente voluto la targa e si battono per mantenere vivo il ricordo: Assi (Associazione solidale sottufficiali italiani) e Unsie (Unione nazionale sottufficiali italiani Euganea). A prendere la parola per presentare la stele è il sottufficiale in congedo Leone Grazzini che riassume in poche parole cosa ha significato quella base per i moltissimi uomini che vi prestarono servizio: «Vogliamo rendere onore a questo colle che per circa 50 anni è stato protagonista ospitando uno dei reparti operativi più importanti della difesa aerea nazionale». Il pensiero di Grazzini si sposta poi su chi, lavorando in presenza di radon e amianto, si è ammalato ed è venuto a mancare, come ricorda il cippo. «Come Comitato vittime del monte Venda (di cui Grazzini è presidente, ndr) ci consola il fatto che queste famiglie poi non sono state lasciate sole, perché guidate per mano fino all’ottenimento di tutti i benefici previsti per le vittime del dovere».
Con la fine della cerimonia e l’apposizione del cippo, la missione di mantenere vivo il ricordo non è affatto terminata per gli ex militari, anzi. Ce lo ha raccontato Aldo Nencini, un altro ex aviere che lavorò nella base e che, attualmente, è socio attivo di Assi: «Voglio sottolineare una parola della nostra sigla, “solidale”. È la caratteristica che ci contraddistingue da altre associazioni, aiutiamo non solo gli ex colleghi ma chi ha bisogno e non ha altre forme di sostegno. Per esempio offriamo gratuitamente consulenze per il 730, abbiamo una convenzione con un Caf e, in caso di decessi dei nostri soci, diamo una mano ai parenti per varie incombenze come la successione».
Proprio quando viene a mancare qualcuno che ha lavorato al monte Venda e dovesse essere dichiarato vittima del dovere, «l’associazione si batte non solo perché la famiglia ottenga i riconoscimenti previsti dalla legge, ma anche per una certa forma. Una lettera, un attestato non si consegnano, a nostro avviso, come un pezzo di carta qualsiasi, cerchiamo di dare solennità per valorizzare la memoria del caduto» precisa Nencini, che prestò servizio al 1° Roc dal 1965 al 1994.
«Infine vorrei ricordare che i processi e le battaglie sul riconoscimento del problema del radon sono frutto dell’impegno della nostra associazione. Possiamo ora dire conclusa questa fase, le nostre missioni oggi sono il ricordo e la solidarietà verso i nostri colleghi o i parenti di coloro che, purtroppo, non ci sono più».
Molti tra coloro che lavorarono alla base del monte Venda aderiscono e partecipano di persona alle iniziative di Assi. Molti altri, invece, sono tornati a casa, chi in Veneto, chi in altre Regioni. Ma i social e la rete sono mezzi che hanno la forza di ricollegare i fili del passato e far riemergere voci e testimonianze, accomunate sia dal rammarico per i risvolti drammatici, sia da un velo di nostalgia. Ritorniamo dunque un’ultima volta dentro quei tunnel e riascoltiamo i ricordi di chi vi lavorò. Alberto Epsten, per esempio, ha scritto alla redazione della Difesa: «Mi permetto di segnalare la vicenda di mio suocero, Francesco Listo, maresciallo in servizio presso la base 1° Roc del monte Venda dove ha operato per lungo tempo nell’infermeria, deceduto ancora nel 2003, e dichiarato vittima del dovere. Tra l’altro, suo cognato Andrea Cuozzo, in servizio anch’egli nel medesimo reparto, fu tra le primissime vittime del radon (ma all’epoca non si sapeva), essendo scomparso nel 1989 per un male incurabile ai polmoni».
Particolarmente ricca di commenti è la pagina Facebook “I luoghi dell’abbandono”. Sotto le foto dell’attuale stato della base fioccano ricordi vivi, nitidi, autentici. S. M. scrive: «Ci sono stato a fare una manutenzione tanti anni fa, mi ricordo che per entrare abbiamo aspettato 20 minuti con porte e finestre aperte e non si poteva rimanere dentro i locali per più di un ora». L’ultimo commento evidenzia la nuova consapevolezza e attenzione che ci sono sul tema radon, un gas da sempre presente ma che oggi è possibile gestire. Lo hanno ricordato gli attuali amministratori locali e regionali nel corso delle conferenze pubbliche degli ultimi mesi: «La salute viene sempre prima, prestare attenzione ai luoghi di lavoro non può essere visto solo come un onere ma come una misura imprescindibile per tutelare la vita».