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Viene definita uno “spazio di passaggio”, la Casa del Fanciullo (Cadelfa), da chi la abita e la frequenta ogni giorno. Situata proprio alle spalle della basilica di Sant’Antonio, la struttura ha aperto le sue porte il 23 luglio scorso, in un open day di presentazione. Il centro accoglie, quotidianamente, centinaia di giovani e adolescenti che abitano questi spazi in modalità e con tempi differenti, ma imparando tutti, un passo alla volta, a essere e a costruire comunità. Il centro educativo per minori, la mensa universitaria, la palestra e la residenza studentesca diventano così spazi condivisi di crescita, inclusione e benessere sociale.
«Il centro educativo – motiva a questo proposito Susanna Bottazzo, membro del CdA dell’associazione Casa del Fanciullo – pur essendo il fulcro delle nostre attività, non è un ambiente isolato rispetto al complesso in cui si trova. Anzi, tutti gli spazi acquisiscono, interagendo fra loro, un valore fondamentale: la mensa, prima occasione in cui i ragazzi possono raccontarsi le proprie giornate; la palestra, ovvero lo spazio del gioco; e anche la residenza universitaria, nella quale ospitiamo 44 studenti ai quali chiediamo di collaborare attivamente con il centro, aiutandoci in diverse attività formative».

Il centro educativo – che raccoglie, dal 2021, l’eredità del precedente centro “Il melograno” – ospita infatti, tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì, 16 minori dagli 11 ai 16 anni che provengono da differenti situazioni di fragilità. Cadelfa desidera essere, per loro, uno spazio di accoglienza senza giudizio, in cui studiare, giocare e svolgere insieme alcune attività laboratoriali, nella valorizzazione dell’esperienza come dispositivo pedagogico fondamentale. Ad accompagnare i minori, un team di educatori professionisti e molti volontari e tirocinanti dell’Università di Padova, che contribuiscono a rendere la Casa un vero polo formativo per l’ateneo. «La nostra mission – spiega Serena Fabris, coordinatrice del centro – è di affiancare personalmente i ragazzi, predisponendo per ciascuno di loro un progetto educativo individualizzato, che si avvalga della collaborazione anche di scuole, famiglie, servizi sociali e professionisti degli ambiti educativo e sanitario». E l’obiettivo, per i prossimi anni, è di ampliare e arricchire l’offerta: sulla scia di alcuni progetti già avviati (come il programma di orientamento scolastico o il percorso “Su misura”, di educazione alla diversità e alla disabilità), ma prevedendo anche alcune novità, come “SoStare”: «uno spazio – spiega Fabris – di ascolto e di supporto psicologico, aperto non solo ai minori, ma anche a universitari e cittadini. L’idea è che Cadelfa diventi sempre più una comunità educante aperta, che sappia collaborare con le tante realtà del nostro tessuto sociale, per far fronte, con responsabilità e impegno, alle nuove sfide di oggi».