Catechesi e comunicazione. Niente potrà sostituire una relazione reale
Internet ha smesso di essere un "cassetto degli attrezzi" per il catechista ed è diventato il luogo in cui costruiamo la nostra percezione della realtà. La sfida è quella dell'inculturazione: parlare la lingua nativa di ogni generazione, senza dimenticare che nessuna tecnologia sostituisce un volto e una relazione reale
Un articolo su catechesi e comunicazione – e in particolar modo comunicazione digitale – venti o anche solo dieci anni fa si sarebbe concluso con l’immancabile rimando a qumran2.net, il più famoso “cassetto degli attrezzi” del catechista a portata di click. Oggi non più. E non perché la rete abbia smesso di offrire strumenti pratici e materiali formativi di primo livello, ma perché la logica è cambiata alla radice. Nelle nostre vite internet ha smesso di essere uno strumento ed è diventato sempre più un ambiente che ha finito per inglobare l’intera realtà. È qui, su internet, che si svolgono gran parte delle nostre attività lavorative, qui ci informiamo, qui entriamo in relazione, qui decidiamo chi votare e cosa acquistare. Qui, soprattutto, costruiamo la nostra percezione della realtà e spesso lo facciamo in modo molto diverso rispetto a ciò che fanno le persone che incontriamo in carne e ossa ogni giorno: questo è uno dei motivi dell’aumento delle difficoltà di comunicazione tra le diverse generazioni. La catechesi, dunque, deve prendere a prestito dalla pastorale missionaria il grande tema dell’inculturazione: non basta trasmettere nozioni e valori, bisogna farlo parlando la lingua nativa della generazione a cui ci rivolgiamo. La prima enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, conferma questa intuizione: internet «non è un mondo parallelo o puramente virtuale» (n. 135), ed è qui che oggi si crea cultura. Inculturarsi, però, non significa rincorrere i ritmi della rete, ma abitarla con «un linguaggio evangelico», fatto di parole «che non umiliano o contrappongono» e scelgono «la chiarezza che illumina» (n. 14). Resta un limite invalicabile: la tecnologia può imitare la parola, ma «quando la parola viene simulata, essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza» (n. 100). Nessun “cassetto degli attrezzi” sostituirà mai il cuore della catechesi: un volto, un ascolto, una relazione reale.