Chiesa
Nelle nostre comunità sentiamo spesso il peso dell’urgenza e la tentazione è di cercare “ricette” pronte, soluzioni operative immediate che però, spesso, lasciano il tempo che trovano.
L’Ufficio diocesano per l’annuncio e la catechesi, nel presentare gli Orientamenti per la catechesi con ragazzi e genitori, invita a dedicare del tempo per la formazione e la riflessione. I membri delle équipe diocesane e altri collaboratori si sono ritrovati domenica 18 gennaio per un pomeriggio a livello Triveneto sul tema “La formazione nella comunità sullo sfondo del cammino sinodale delle Chiese in Italia”. Dopo l’ascolto dei relatori, don Francesco Zaccaria e don Giorgio Nacci, ci siamo confrontati in piccoli gruppi sugli aspetti più urgenti o mancanti riguardo la formazione dei catechisti/accompagnatori della nostra Diocesi, tenendo conto delle tracce del Tempo della scelta che si stanno presentando. La ricchezza dei contributi emersi mi ha ispirato l’immagine del “telaio” perché le sfide di oggi non si risolvono con una tecnica, ma con uno stile di condivisione degli obiettivi, delle risorse e delle esperienze che fanno vivere una comunità cristiana. Per dei formatori che accompagnano il Tempo della scelta è l’invito a fermarsi per imparare l’arte del tessere, del saper coniugare la vita con il Vangelo, l’arte del discernimento e della pedagogia dell’accompagnamento.
Un telaio ha bisogno di fili verticali (l’ordito) che danno struttura e fili orizzontali (la trama) che creano il disegno.
L’ordito, radice di ogni processo formativo, è dato dalla conoscenza della Parola di Dio che opera una trasformazione della vita e dall’ascolto dello Spirito, primo attore di ogni conversione. La trama è la nostra vita: le relazioni, la realtà delle famiglie che incontriamo, le nostre équipe, i luoghi delle nostre comunità.
Prima di intrecciare i fili bisogna passare del tempo in “merceria” perché non si può accompagnare nessuno se prima non ci si pone in ascolto:
Ma quali fili intrecciare per affinare competenze specifiche? Il primo filo è l’idea di formazione che va
distinta da istruzione e comunicazione. Sarà importante poi intrecciare un filo di conoscenza della complessità familiare-sociale per imparare a incontrare l’altro nel dialogo personale e nell’accompagnamento spirituale, cercando insieme le proposte e i linguaggi più adatti per un annuncio. Fondamentale il filo della conoscenza degli adulti di oggi per poter offrire, con competenza, una trasformazione delle rappresentazioni religiose imparate a catechismo che spesso bloccano un cammino di fede.
Urgente formare al lavoro insieme nelle équipe parrocchiali (catechisti-accompagnatori adulti-animatori-parroco) per imparare a costruire o rielaborare un itinerario, un incontro. Non basta avere tra le mani tanto materiale: è importante saperlo organizzare e adattare alla realtà del proprio gruppo.
I fili poco usati, ma di particolare utilità sono quelli della verifica e della rendicontazione del proprio lavoro, per poter verificare i processi ed effettuare un nuovo discernimento ogni volta che si rende necessario, cambiare rotta, modificare obiettivi, rinnovare modalità.
E dopo l’intreccio sapiente dei fili si può ammirare l’arazzo. Ogni proposta formativa non finisce con una teoria, ma con una missione da vivere nelle proprie parrocchie sentendosi parte di un progetto diocesano condiviso, attori del proprio cambiamento e della trasformazione della comunità.