Myanmar: colpita un’altra chiesa nello Stato del Kayah dove le città sono deserte e le persone in fuga

Colpita un’altra Chiesa in Myanmar. È la Chiesa cattolica di San Giuseppe a Demoso nello Stato del Kayah. Le città sono vuote. La gente è in fuga. La Chiesa locale è a fianco della popolazione.  Al momento, ci sono 20 campi per sfollati nella diocesi gestita dalla Chiesa cattolica di Loikaw e sono circa 60.000 gli sfollati che hanno trovato protezione e rifugio. Si è costituito anche un Comitato diocesano di Soccorso dove operano sacerdoti, medici, infermieri e volontari. Lo scopo è fornire sostegno umanitario e i principali donatori sono Unhcr, Caritas Loikaw (KMSS-Loikaw), gruppi medici del Myanmar e altri donatori. Preoccupano anche le conseguenze che questa guerra civile “di fatto” potrà avere sull’economia già povera del Paese. “In questa regione, la maggior parte della nostra gente vive di agricoltura. Siamo molto preoccupati. Se la situazione continua così per altri mesi e se la gente non potrà coltivare le risaie nei campi, moriremo tutti di fame”, raccontano i sacerdoti

Agenda 2030 e Pnrr, “14 obiettivi non saranno raggiunti”

Nel rapporto Asvis passi avanti ma anche numerose criticità: "Il Pnrr non invertirà il trend negativo per molti target dell’Agenda 2030". E su scuola d’infanzia, reti idriche, disuguaglianza del reddito e trasporto pubblico "l’Italia si sta allontanando". Tra le proposte, una legge annuale per lo sviluppo sostenibile

Usa: un minore su sei vive in povertà. E ora si pensa al reddito minimo garantito

Un salario minimo inferiore a 10 dollari l’ora non consente alle famiglie americane di pagare l'affitto che aumenta ogni anno mentre i salari sono fermi; le spese mediche e i farmaci, la scuola. “Se poi si vive lontani dai trasporti pubblici e si è disabili, la povertà è la condizione normale di milioni di persone”, spiega il rapporto sulla povertà della Commissione sullo sviluppo umano della Conferenza episcopale Usa

Migranti, con la pandemia sono cambiate le rotte verso l’Europa

Da Ceuta alla Romania, dalle Canarie alla Manica, si sono riaperti fronti ormai abbandonati da chi cerca di entrare nel continente europeo. Ma gli accordi tra gli Stati non bastano a contenere l’arrivo dei migranti. Cusumano (Università Ca’ Foscari): “Il modello ‘search and rescue’ delle ong nel Mediterraneo può essere esportato e praticato anche in altri contesti”