In linea con le misure adottate a livello nazionale per il contenimento della diffusione del SARS-CoV-2 (Coronavirus), la Regione del Veneto ha disposto la chiusura dal 9 al 15 marzo delle unità di offerta semiresidenziale sociosanitarie e sociali, comprese quelle per anziani, persone con disabilità, minori, persone con dipendenza e con problemi di salute mentale.
Il decreto in arrivo dal Governo nelle prossime ore stabilisce misure durissime per frenare il contagio di Coronavirus. Entrare e uscire in alcune provincie di Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e in tutta la Lombardia sarà vietato, se non per motivi "gravi e indifferibili".
“La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti”. La frase è di John Lennon, ma deve averla pensata anche Mariateresa Gallea, giovane medico del padovano, quando due settimane fa ha visualizzato un messaggio arrivato via WhatsApp dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale del Veneto. Nel messaggio c’era scritto che a Vo' Euganeo, un comune in provincia di Padova, non c’erano più medici operativi, in quanto tutti costretti all’isolamento precauzionale perché erano stati in contatto con persone positive al Coronavirus. Senza pensarci troppo è partita con altri due colleghi
È quanto si legge nella relazione che il governo presenterà alle Camere mercoledì per chiedere l'aumento del deficit per finanziare le norme per fronteggiare l'emergenza coronavirus
Il rischio di dover chiudere alcuni ospedali per carenza di personale è concreto. A Padova sono già tre i reparti che hanno chiuso i battenti. Dei 450 sanitari in quarantena, sono una trentina ha avuto esito positivo al tampone, da qui la proposta del governatore del Veneto: i sanitari sani rientrino al lavoro, sottoposti quotidianamente al test.
Negli ultimi decenni le donne italiane hanno fatto passi da gigante nel mondo del lavoro, permangono però problemi difficili da scalfire e riconducibili in larga parte alle difficoltà di conciliazione dei tempi di lavoro con quelli di cura della casa e della famiglia. L'analisi di Anmil
Immersi nel digitale e curiosi di deep e dark web: il progetto “Indici - Intervento per le nuove generazioni digitali consapevoli e informate” indaga sui comportamenti dei giovani e giovanissimi bolognesi. Il 16 per cento degli intervistati mostra un utilizzo potenzialmente problematico di internet