Incendio ghetto a Matera: mons. Caiazzo, “stare accanto a chi è nel bisogno e soffre anche più di prima”

Questa sera il vescovo dell’arcidiocesi di Matera-Irsina sarà al ghetto “La Felandina”, dove mercoledì scorso, in un incendio, ha perso la vita Petty, ventottenne nigeriana. La donna, madre di due figli, lavorava saltuariamente in campagna, vivendo nella baraccopoli del metapontino, in Basilicata, insieme ad altre 500 persone, di cui 150, come lei, sgomberate in precedenza dal campo di San Ferdinando in Calabria, senza che vi fosse una soluzione abitativa concreta da parte delle istituzioni. 

Hong Kong. P. Milanese (Pime): “Si è rotta la comunicazione tra governo e popolazione”

A causa della protesta in corso, l’aeroporto internazionale di Hong Kong ha deciso di cancellare tutti i voli in ingresso e in uscita. È solo l’ultimo atto di una lunga serie di manifestazioni che dall’inizio di giugno sta scuotendo la vita di Hong Kong. Il racconto del missionario Renzo Milenese: “L’unica via di uscita è che il governo si metta in ascolto di chi in questi mesi sta protestando. Il grosso problema è la rottura di comunicazione tra il governo e la popolazione. Forse non c’è mai stata e la questione fondamentale ora è come stabilire un canale di dialogo”

Giornata internazionale della gioventù: Comece, proposta alla Commissione per “istituire un coordinatore dell’Ue per i giovani”

“I giovani rappresentano circa un terzo della popolazione nell’Unione europea. Molti di loro sperimentano incertezza, frustrazione ed emarginazione a causa dell’elevato tasso di disoccupazione, che li priva della possibilità di contribuire pienamente allo sviluppo della società e ha un impatto negativo sulla loro capacità di sognare e sperare”.

Libia: la soluzione può attendere

Sulla crisi libica pesano un’instabilità che dura ormai da un decennio, fatta di divisioni interne, ma anche un mancato impegno politico dei membri della Comunità internazionale o un’Onu meno occupata a mantenere l’equilibrio non tra i libici, ma fra chi ha interesse su quel territorio. Sono coloro che di fronte ad attacchi che configurano crimini di guerra e contro l’umanità sembrano volersi distaccare invocando la necessità di un confronto al tavolo delle trattative, invitando a porre fine all’uso della forza armata per lasciare lo spazio a strumenti negoziali