A un anno dal conflitto oltre 173mila profughi hanno attraversato il confine con il nostro paese. Ma solo circa 20mila sono nel sistema di accoglienza. Il Piano della protezione civile è stato bloccato da lungaggini burocratiche e ritardi. Miraglia (Arci): “Società civile si è attivata subito, lo Stato è insufficiente“ Coresi (ActionAid): “L’accoglienza dei i profughi ucraini ha dimostrato il fallimento del sistema”
I dati dell'Agenzia europea per l'asilo. Aumento del 50% rispetto al 2021. I gruppi di richiedenti più numerosi sono i siriani (132mila) e gli afghani (129mila). Il tasso di riconoscimento è stato del 40%
Carol Abdo, di Aleppo, frequenta la parrocchia della Cattedrale di Padova. Ha visto il suo Paese in ginocchio, prima per la guerra ora per il terremoto
Monselice. Parere negativo dell’Amministrazione provinciale di Padova che, per la prima volta, nega il consenso alla cementeria Buzzi Unicem l’utilizzo dei cosiddetti combustibili solidi secondari. Sospiro di sollievo per chi si batte contro l’inquinamento dell’area
A due settimane dal sisma del 6 febbraio, l'incubo continua. Ieri sera altre due scosse di magnitudo 6.4 e 5.8 hanno aggravato ulteriormente la vita dei terremotati di Turchia e Siria. Le vittime sono salite a oltre 47mila, di queste seimila in Siria. Il parroco latino di Aleppo, padre Bahjat, parla di "Calvario". Nonostante le difficoltà non accenna a diminuire l'impegno della Chiesa siriana ad Aleppo e in altri centri colpiti come Latakia, Tartous, Hama. Chiese e conventi tengono "porte aperte e ambienti caldi" per accogliere e sostenere i terremotati. In questi giorni la Custodia di Terra Santa ha cominciato ad inviare da Damasco verso Aleppo piccole squadre di frati per portare aiuto.
Sono circa 7 milioni i bambini vittime “collaterali” del sisma in Turchia e Siria. Hanno visto crollare la propria casa e magari hanno perduto genitori e fratelli. “Occorre ascoltarli, rassicurarli, sostenerli e tentare di ricongiungerli alle famiglie. Importante ricostruire una nuova normalità”, spiegano al Sir Michela De Luca e Mara Bruno, psicologhe dell’Itci. Ma non si può perdere tempo: “Prima si interviene, meno si cristallizza il trauma”. E attenzione alla sindrome del sopravvissuto