Oggi, 2 febbraio, la Chiesa celebra la Giornata della vita consacrata. È un’occasione propizia per rileggere il nostro cammino in preparazione al Giubileo. Noi consacrati siamo chiamati a compiere delle scelte importanti per verificare non solo se l’individualismo sta penetrando quotidianamente nelle nostre storie, ma soprattutto se stiamo vivendo secondo la missione affidata personalmente da Dio che continua a fidarsi di noi. Il giorno della professione noi consacrati abbiamo pronunciato il nostro sì al Signore nella Chiesa per il mondo. Che cosa rimane di vitale ancora oggi di quella esperienza?
“Chi ha responsabilità istituzionali e coloro che hanno a cuore la tutela e la promozione della vita, sin dalle sue stagioni più fragili, devono chiedersi se si faccia abbastanza per raggiungere coppie e genitori che vivono in condizioni di marginalità urbana e sociale, al fine di includerli nei circuiti di cura e tutela”.
Non solo in senso temporale, dopo l’approvazione in Senato del ddl Calderoli. Secondo il costituzionalista Rivosecchi la gestione delle funzioni sarà più prossima al territorio
Secondo l'organizzazione ancora una volta si sceglie la via delle armi e dello scontro militare per far fronte ad una situazione di crisi internazionale che invece ha assoluto bisogno di una de-escalation
Operai, sindacati e imprenditori hanno manifestato ieri attorno al perimetro dello stabilimento ex Ilva di Taranto per chiedere al Governo di estromettere la multinazionale dalla compagine societaria di Acciaierie d'Italia ArcelorMittal e assumere il controllo dello stabilimento. Per saperne di più su cosa sta succedendo in queste ore sul territorio tarantino il Sir ha parlato con Gianni Liviano, consigliere comunale a Taranto, rappresentante laicale della Commissione episcopale italiana per le missioni e profondo conoscitore della vicenda Ilva
"Dobbiamo limitarci a prendere atto di una volontà auto deterministica, e quindi assumerla inevitabilmente come stella polare", oppure dobbiamo interrogarci sugli "effetti di una sorta di ratifica da parte del sistema sanitario, dell’ordinamento, delle leggi di questa volontà", e sui suoi "riflessi sulla collettività?". Così il giurista Alberto Gambino, commentando l'ultimo caso di suicidio assistito in Svizzera
Marta (o qualunque sia il suo vero nome) è morta, di “suicidio assistito”, in una struttura “specializzata” di Basilea, in Svizzera. La cronaca ne parla in questi giorni, ma il fatto risale al 12 ottobre scorso. Aveva 55 anni Marta, e un impiego in ambito scientifico a Torino. Purtroppo, una forte depressione la opprimeva da qualche mese, dopo che il suo figlio unico, adolescente, era deceduto (gennaio 2023) a causa di una malattia degenerativa. A quanto riportato dai media, i familiari – incluso il marito - non sono stati coinvolti dalla struttura dove Marta è stata “assistita” per suicidarsi.
La necessità di salvaguardare la rotta del Mar Rosso non lascia più dubbi sulla portata globale della sfida. Essa chiama in causa l’erosione del primato Usa nel dominio sui mari
La notizia irrompe sui nostri telefonini nella mattinata di martedì scorso (il 30 gennaio, quando questo numero della Difesa è andato in stampa). Sette minorenni padovani indagati dalla Polizia di stato in seguito a una rissa scatenatasi tra due bande rivali tra piazza De Gasperi e la stazione ferroviaria, il 20 gennaio, durante la quale in tre sono rimasti feriti.