Lasciamoci di nuovo lambire dalle lingue di fuoco e ricreiamole in ogni istante della nostra esistenza

Il dono dello Spirito, come ci narra Luca, viene effuso “Nel compimento del giorno di Pentecoste” in cui “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo” i centoventi fratelli, la prima comunità di Gerusalemme. Pentecoste, cioè Shavuot, la festa delle settimane, in cui si mieteva il grano. Nella storia del popolo d’Israele ci si riferiva all’alleanza e al dono della Torah. Assistiamo ad una teofania, ad una manifestazione che non dipende dall’azione umana: lo Spirito scende su tutti i popoli, popoli e persone sono disposte ad accoglierLo, riconoscerLo e a giocare la propria libertà, proprio come Israele quando ricevette il dono della Torah sul Sinai.

Ucraina: Scaglione, “dopo 100 giorni è il momento del realismo, serve trovare un’idea non per mettere fine alla guerra”

“È venuto il momento in cui bisogna essere estremamente realisti: la nostra narrazione della guerra finora è stata largamente smentita. Per tre mesi ce le siamo sentita raccontare come una sorta di ininterrotta sconfitta russa e vittoria ucraina, ci siamo sentiti dire che le sanzioni stavano piegando la Russia e che Putin era isolato al vertice con la classe politica russa divisa. Quello che, nei fatti, registriamo sul terreno è però una situazione diversa”. 

La pace degli umili, la guerra dei potenti

Un saggio sulle ideologie e un intramontabile classico della letteratura ci aiutano a comprendere alcune vicende moderne. “Sul nazionalismo” è una sorta di manifesto ideologico, scritto nell’ultimo anno della seconda guerra mondiale, in cui Orwell prende le distanze da quelle utopie che sembravano aver cambiato il mondo e che in realtà si erano rivelate peggiori dei mali combattuti, instaurando regimi assolutistici e sanguinari. Ma la critica radicale alla propria società veniva però da lontano, dagli anni sessanta dell’Ottocento, quando uscì a puntate, su una rivista russa, uno dei capolavori di Lev Tolstoj, “Guerra e pace”.

Ucraina. Bertolotti (Start InSight): “Indebolire la Russia senza umiliarla”

Il 24 febbraio scorso la Russia invadeva l'Ucraina. Dopo 100 giorni di guerra sembra che l'obiettivo perseguito dagli Usa e dalla comunità internazionale, che sostengono l'Ucraina, sia quello di "indebolire la Russia senza umiliarla". Sul campo però la Russia mantiene un vantaggio tattico e punta alla conquista del Donbass. Ne abbiamo parlato con Claudio Bertolotti, esperto dell’Ispi e direttore di Start InSight

Festa della Repubblica: ridiamo senso al legame sociale, ai suoi principi e ai suoi valori

Una festa costituzionale, quella del 2 giugno, non “contro” (di monarchia già dal 1946 nessuno parla più) ma “per”. Una festa, ritornando all’etimologia della repubblica, per ridare senso al legame sociale, ai suoi principi, ai suoi valori. Valori che poi, in fin dei conti, sono sempre gli stessi. Sono quelli che troviamo scritti in una costituzione frutto sì, delle scelte del 2 giugno 1946, ma anche dell’opera di chi, quelle scelte ha guidato con la propria personalità, col proprio lavoro e spirito di servizio al bene comune

Ucraina. Bozzo: “La guerra è a un punto di radicalizzazione e di stallo”

"Era ovvio che la Russia si sarebbe concentrata sul Donbass per completare la conquista della fascia costiera sul mar d’Azov e stabilire continuità territoriale con la Federazione. Se non intervengono fattori rivoluzionari, è credibile che nel giro di qualche settimana i russi possano portare a compimento la conquista del Donbass". Luciano Bozzo, docente di relazioni internazionali all’Università di Firenze, spiega le ragioni di una guerra che è già nei fatti radicalizzata ma anche a un punto di stallo

Caldo e siccità. Card. López Romero (Rabat): “Siamo sulla stessa barca. O salviamo tutti o moriremo tutti”

Parla il card. Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, sull’ondata di caldo e siccità da un Paese come il Marocco dove la situazione “non è allarmante” ma “cronica”. “Quello che dice il Papa nella Laudato Si’ è un invito a prendere in considerazione il pianeta come casa comune di tutti e a tenere conto che l’umanità è parte del pianeta, non come dominatori ma come amministratori responsabili”, osserva l’arcivescovo