Un pensiero a chi abita i reparti di terapia intensiva dove si combatte contro la morte. La condizione di dipendere da mani altrui, lo strazio di non avere i propri cari accanto. Pensando all'anima, oltre che alla sopravvivenza
L’anima ha bisogno di punti di riferimento per orientarsi dentro di sé: non è un problema solo di oggi, ma oggi è senz’altro vissuto più acutamente, perché siamo perennemente distratti, assorbiti e distolti da schermi (sì, anche quello da cui stai leggendo proprio ora). Il dialogo con Dio deve poter raggiungere una spontaneità libera, ma questa spontaneità, se non vuole confondere la preghiera con il rimuginare tra sé e sé, deve nutrirsi di una disciplina seria
Se il Dio a cui ci riferiamo è il Padre di Gesù Cristo che manda il suo Spirito perché ci sia vita, allora non possiamo negare che egli abbia a che fare anche con la storia di un popolo sconvolto da una malattia che, oltre a far soffrire e morire tante persone, mette alla prova la resistenza delle strutture sanitarie e delle istituzioni pubbliche.
Nell'anniversario della nascita di don Tonino Bello, una lettera che è un'invocazione e un ricordo. Nel momento della grande paura per la pandemia da Coronavirus, tornano alla mente le parole del piccolo grande sacerdote sulla paura di Maria e sul nosto essere una "comunità di destini"
Vivendo in “clausura forzata”, molti chiedono alle monache come riescono a vivere sempre in questo modo. In tanti si fermano solo a ciò che appare, evidenziando il negativo del nostro stato di vita. Invece noi, contemplative, stiamo vivendo, alla pari di tutti, in clausura, ma in contatto con la bellezza dell’esistenza, anche se nell’ambiente ristretto del monastero. Condividiamo con voi alcune riflessioni per strutturare fruttuosamente il tempo di “clausura non scelta”
La testimonianza di Damiano Rizzi, presidente della ong Soleterre che guida l'equipe di psicologi impegnati nei reparti Covid-19 del Policlinico San Matteo di Pavia. "Uno degli aspetti che più mette in crisi il personale è che non hanno tempo per conoscere i pazienti, lavorano solo sui corpi"
Un aspetto non potrà essere trascurato, specie pensando alla Chiesa che abita il mondo occidentale. La cultura partecipativa del recente passato ha spesso lasciato il posto ad una cultura contrassegnata da un forte individualismo e dalla ricerca di leader da mitizzare, in tutti i settori. Ciò può coinvolgere anche le donne e gli uomini di Chiesa. Occorre riconoscerlo: per i giovani, ad esempio, non è certo quello di una maggiore partecipazione il bisogno più sentito. Tuttavia proprio per questo, in un tale contesto culturale potrebbe rappresentare un segno fortemente profetico quello offerto da una Chiesa che si struttura e vive sinodalmente. Un segno così importante da essere di sostegno alle nostre democrazie occidentali, così osannate ma anche così pericolosamente ammalate
7 consigli dello psicologo Ezio Aceti per spiegare ai ragazzi il Coronavirus e trasformare l’emergenza in una possibilità di crescita. “Mentre una prima reazione di fronte alla paura può essere: non temo il contagio…me ne frego dell’epidemia…a me non tocca, non accadrà nulla…”, l’antivirus della fraternità ci dice un’altra cosa: sono io che preservo l’altro; io mi preoccupo per te; io mi lavo le mani per te; io rinuncio a quel viaggio per te... Insomma, l’antivirus della fraternità ci invita a trasformare questa emergenza in una gara di solidarietà”.
Finora si conta un numero di casi ridotto, 476 alla mattina di mercoledì 18 marzo, per un Continente così esteso. I sistemi sanitari, molto fragili, non potrebbero reggere l'onda d'urto della diffusione dell'epidemia. In molti Paesi non ci sono personale, equipaggiamento, attrezzature, farmaci adeguati, capacità di diagnosi. L'impegno di Medici con l'Africa Cuamm in questa battaglia